miami viceAbbiamo visto tutti la famosa Ferrari Testarossa bianco ghiaccio nella fortunata serie poliziesca statunitense “Miami Vice”, girata tra il 1984 e il 1989, dove viaggiavano i due protagonisti Don Johnson e Philip Michael Thomas. Quest’auto, rispetto alle altre Ferrari Testarossa prodotte nel mondo, aveva come optional un telefono fisso collocato sul mobiletto centrale.


Nonostante le varie evoluzioni tecnologiche avvenute nel corso degli anni, come il sistema di telefonia “Sync” montato sull’ultima serie della Ford Fiesta, il telefono fisso di quest’edizione limitatissima della Testarossa rimane un oggetto di culto senza tempo che attira ancora oggi molti appassionati nel mondo. Prima di parlare di quest’edizione limitatissima, è opportuno fare una breve storia della Ferrari Testarossa prodotta tra il 1984 e il 1992. Verso la metà degli anni ottanta la casa automobilistica del cavallino rampante aveva intenzione di sostituire la Ferrari 512 BB, in produzione dal 1973, che iniziava a mostrare i segni dell’età. L’idea principale della casa di Maranello era di sostituire la 512 BB  con un nuovo modello più avveneristico e con la stessa meccanica.

Così nel 1984 arrivò sul mercato la Ferrari Testarossa. Il nome del modello si rifà alla Ferrari 250 Testarossa prodotta tra il 1957 e il 1961. Il nuovo modello si presentava come una vettura sportiva di lusso a frontale basso a due porte e si discostava molto dal precedente perché presentava forme più squadrate e ispirate alle forme futuristiche delle Lamborghini prodotte in quegli anni. La carrozzeria presentava forme alquanto squadrate. Sul cofano anteriore erano posti fari rettangolari a scomparsa a quattro luci circolari. Ai lati della calandra in alluminio laccato nero vi erano due gruppi luci rettangolari con indicatori di direzione arancioni e luci di posizione bianche. La parte posteriore era molto larga e presentava una calandra metallica nera con, ai lati, gruppi luci posteriori che includevano indicatori di direzione, luci di posizione, catarifrangenti, luci retronebbia e luci retromarcia. La targa posteriore era alloggiata al centro del paraurti.

Sulle fiancate apparivano griglie che davano un aspetto avveneristico alla vettura. Gli sportelli si aprivano mediante un semplice bottone in alluminio con serratura inclusa. Il parabrezza anteriore era di ampie dimensioni ed era dotato di due tergicristalli a ritorno automatico. Il lunotto posteriore era di dimensioni molto ridotte e sbrinabile solo elettricamente. Le quattro ruote, di generose dimensioni, presentavano cerchi in lega a stella laccati grigio perla. Sul lato sinistro vi era uno specchietto retrovisore laterale regolabile mediante comando elettrico. Le caratteristiche estetiche della vettura si rivelarono poco confacenti alle aspettative perché la vettura appariva alquanto squadrata e anche come un tentativo maldestro di copiare le forme delle Lamborghini Countach. In più la coda di generose dimensioni era considerata alquanto ingombrante e il lunotto posteriore troppo piccolo. Nonostante ciò il modello ebbe, seppur rivolto ad un pubblico molto ristretto, un successo immediato. La meccanica era quasi uguale al modello precedente. Sull’avantreno e sul retrotreno erano presenti quadrilateri bassi oscillanti con molle concentriche ed ammortizzatori idraulici telescopici a doppia valvola flottante. Gli ammortizzatori posteriori erano bitubo.

I freni erano tutti e quattro a disco autoventilanti in acciaio e servoassistiti. La trazione era posteriore. Il motore posteriore era un V12 bialbero da 4942 cc e 390 cv in alluminio pesante con due testate e due camere di combustione contrapposte in ghisa ed era capace di raggiungere i 290 Km/h. Ogni cilindro aveva quattro valvole a testa. L’alimentazione era a benzina con quattro iniettori elettronici doppio corpo. Il raffreddamento era a liquido e la distribuzione a doppia catena. Il cambio era manuale a quattro rapporti con doppia frizione a disco. Gli interni erano molto lussuosi e presentavano rivestimenti in vera pelle pregiata. La plancia, seppur dotata di tutto, presentava forme piuttosto squadrate. Il volante a tre razze “Momo Design” era idraulico a cremagliera. Sul cruscotto erano presenti il tachimetro, il contachilometri, un orologio a cristalli liquidi, il contagiri, l’indicatore del livello del carburante, l’indicatore della pressione del liquido motore, vari indicatori della pressione dell’olio e l’indicatore della carica della batteria. Il tutto era abbinato ad una dovizia di spie. Il vano portaoggetti era molto ampio e aveva la chiusura a chiave. L’aria condizionata era presente in tutto l’abitacolo ma si poteva destinare anche a parti di esso chiudendo alcuni diffusori.

L’abitacolo era privo di divanetto posteriore. Gli alzacristalli erano elettrici. Il vano anteriore era dotato di ruota di scorta, batteria, vano portaoggetti e vasca per l’acqua dei tergicristalli. Nel 1986 si aggiunse lo specchio retrovisore laterale destro sul lato passeggero e i paraurti in tinta. Nel 1989 la marmitta divenne catalitica e si aggiunsero un contachilometri a cristalli liquidi e un orologio digitale con più funzioni. Per quanto riguarda le versioni destinate al mercato statunitense il tachimetro e il contachilometri erano in miglia. In più vi era, come optional, un telefono fisso posto sul mobiletto centrale divenuto famoso con la serie tv poliziesca “Miami Vice”.

Da questo momento quest’optional divenne disponibile anche per le versioni destinate all’Italia e al resto del mondo. In più la Testarossa bianco ghiaccio apparsa nella serie “Miami Vice” divenne, dopo la trasmissione dell’ultima stagione, un’edizione limitatissima del modello in questione ricercata ancora oggi da molti collezionisti. La Testarossa finì la sua carriera nel 1992 sostituita dalla 512 TR. In più la Testarossa è una delle auto che ognuno di noi dovrebbe guidare una volta nella vita.

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