fiat panda gianniniTanti anni fa, quando ero piccolo, ho avuto l’occasione di incrociare per strada due Fiat Panda Giannini seconda serie di colore verde pino e marrone caffè. La storia di questa edizione limitata iniziò nell’autunno del 1981 quando la “Giannini S.p.A.” di Roma, un’industria automobilistica fondata nel 1922 su licenza Fiat, lanciò due edizioni limitate della Fiat Panda che erano la Panda 30 Giannini e la Panda 45 Giannini.

La prima aveva il motore bicilindrico raffreddato ad aria forzata da 652 cc della Panda 30 di serie ma con albero mobile in acciaio e pistoni a flessibilità variabile. Il resto era uguale a quello della Panda 30 di serie con accensione a puntine, carburazione a depressione, testata e camera di combustione in ghisa, struttura in alluminio e distribuzione a catena ad aste e bilancieri. Queste piccole varianti portavano il motore in questione fino a 140 Km/h. In più vi era una marmitta a risonanza forata, fari al bromo, retroilluminazione specifica del cruscotto, selleria in tessuto specifico, ammortizzatori telescopici a fenestratura variabile, logo Giannini sulla calandra e volante specifico a quattro razze in alluminio e gomma.

Le sospensioni anteriori erano di tipo McPerson con molle a flessibilità variabile mentre quelle posteriori a quadrilateri oscillanti con balestre trasversali. I freni, servoassistiti e placcati in alluminio, erano a disco sull’anteriore e a tamburo sul posteriore. Come optional vi erano cerchi ruota specifici, vernice metallizzata e volante in radica. La seconda aveva un motore da 903 cc di derivazione Fiat 127 raffreddato ad acqua, carburazione a depressione a flusso ridotto e accensione a spinterogeno che poteva raggiungere i 160 Km/h. Il resto era uguale alla versione 30. Nel giugno del 1983 arrivarono le Panda Giannini 30 S e 45 S. In più la calandra era in tinta e la selleria in tessuto e similpelle. Nell’aprile del 1986, pochi mesi dopo il lancio della seconda serie, arrivarono sul mercato le Panda Giannini 750 S e le Panda Giannini 1000 S.

La prima aveva un motore Fire da 750 cc raffreddato a liquido, testata e struttura in alluminio leggero e distribuzione a cinghia dentata con valvole in testa. L’albero motore era a struttura fissa ed in acciaio. L’accensione era elettronica e la carburazione era a depressione con flusso minimo. Le sospensioni posteriori erano a quadrilateri fissi con molle a flessibilità variabile e i freni a disco anteriori divennero in acciaio. Il resto era uguale alle versioni S precedenti. Le modifiche applicate dalla Giannini permettevano al motore di raggiungere i 170 Km/h. La marmitta era forata e stratificata. La seconda aveva un motore Fire da 999 cc e raggiungeva i 180 Km/h. Il resto era uguale alla 750 S. Le novità non si fermarono qui perché arrivarono anche le Panda Giannini 4x4. Queste ultime avevano un motore Fire da 999 cc che, se turbocompresso, poteva sfiorare i 190 Km/h.

Rispetto alle altre versioni queste ultime avevano sospensioni posteriori a balestre trasversali. In più la trazione integrale, innestabile mediante giunto viscoso, permetteva al veicolo di andare anche fuoristrada. Gli interni erano di derivazione Fiat Panda 1000 S. Nel 1989 si aggiunse la Panda Giannini 900 che aveva le stesse caratteristiche delle precedenti Panda Giannini 45. Le Fiat Panda Giannini durarono fino al 1992 quando, con l’avvento dei motori a scoppio ad iniezione digitale, furono tolte dal mercato. Dopo essere state tolte dal mercato le Panda Giannini caddero presto nel dimenticatoio anche se erano uno dei fiori all’occhiello della Giannini S.p.A. per i loro costi relativamente economici pur essendo delle vere e proprie edizioni limitate.

Questo articolo potrebbe di nuovo riportarle alla ribalta e farle rientrare nel cuore degli appassionati. In più si potrebbe rilanciare il mercato delle auto usate dal momento che le quotazioni delle Panda Giannini, rapportate ai prezzi odierni, potrebbero essere molto allettanti.

TE QUIERO - Barbara Vagnini

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