gli zoccoli delle castagne copertina ridTempo degli adulti e tempo dei bambini nella società odierna sono spesso divisi, quasi sempre per necessità sociali, non di rado per scelta. Il tempo libero dei genitori, infatti, non coincide necessariamente con quello dei figli; non è un momento condiviso, ma uno spazio sottratto agli impegni lavorativi e alla cura parentale, una parentesi di relax del tutto personale. Il tempo dei bambini è tempo diviso tra interessi, corsi pomeridiani, impegni extrascolastici. In questa parcellizzazione del tempo la relazione educativa si frammenta e si diluisce in una varietà di contesti formali e informali, in cui gli adulti non sempre agiscono in modo sinergico e integrato, ma operano in ambiti circoscritti e autoreferenziali. Non era così nella civiltà contadina, in cui il tempo era sempre condiviso, anche quello del lavoro in campagna, e la comunità educante operava dentro e fuori dalla famiglia, grazie al contributo di tutti. “Gli zoccoli delle castagne” di Barbara Ferraro, Edizioni Read Red Road racconta il tempo della raccolta delle castagne in Calabria, visto dalla prospettiva di Lina, una bambina

che gioca nell’aia quando non deve accudire i fratelli. La storia, ispirata alla vita della nonna dell’autrice, è una registrazione in presa diretta della vita di una famiglia contadina, con i suoi ritmi dettati dall’alternarsi delle stagioni e dei lavori agricoli. Per questo l’autunno per lei è tempo della raccolta delle castagne. “Ogni anno, a ottobre, le castagne premevano dentro ai ricci; ogni anno centinaia di alberi di castagno erano pronti a cedere all’uomo i propri frutti. Migliaia di frutti. E ogni anno c’erano famiglie intere, uomini e donne, pronti a raccoglierli”.

La stagione della raccolta ha una sua ritualità: inizia con il trasferimento nella casa colonica, seguono le trattative con il guardiano del castagneto che “da ogni patto traeva una percentuale in più per i propri comodi rispetto al pattuito”, la raccolta e poi il ritorno a casa. I bambini in questo apprendistato iniziano a decifrare i malumori degli adulti, a toccare con mano le ingiustizie e i soprusi, a sentire la fame, ma anche a sentire addosso gli odori, i colori il caldo e freddo delle stagioni. Accanto a questo anche le gioie condivise con il canto, i legami profondi all’interno della famiglia e tra i membri della comunità, le risate, la festa nuziale che chiude il racconto.

Quella di Lina e dei suoi coetanei è un’infanzia fatta di lavoro, di obbedienza agli adulti e purtroppo anche di diritti negati, come quello all’istruzione. “Nessuno di loro sapeva scrivere. Una tacca per ogni parola non detta, un graffio per ogni pensiero taciuto”.

Le illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini impreziosiscono la narrazione di dettagli e vedute paesaggistiche. Le scene di vita domestica attorno al focolare e quelle della sfera pubblica sono circondate da quell’aura di immobile indeterminatezza, propria della civiltà contadina.

Dalla prima all’ultima pagina la Sila domina con la sua terra vellutata, il profumo dei funghi arrostiti, la resina dei pini, l’argilla dei tetti, il bruno delle castagne.

Età consigliata 8-10

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