lenticchia ridVi presentiamo un’autrice di cui sentiremo molto parlare, perché i suoi albi meritano di essere letti e le sue storie di essere gustate da palati fini, come quelli che vorremmo per i piccoli lettori della nostra rubrica. Claudia Mencaroni vive a Roma da vent’anni, ma è nata e cresciuta a Brindisi. È autrice di libri per bambini. Il suo “Seb e la conchiglia” edizioni VerbaVolant, è stato finalista del premio Andersen 2019 come miglior libro 6-9 anni. Il resto ce lo dirà direttamente lei in questa intervista che ci ha regalato in giorni impegnatissimi per l’uscita nazionale del suo ultimo lavoro: “Lenticchia. Dall’altra parte del mondo” illustrazioni di Luisa Montalto, VerbaVolant edizioni. Le

siamo grati per l’attenzione e la premura; le ritroverete nelle sue storie che profumano anche di Salento.

Siamo curiosi di conoscere Lenticchia. Puoi presentarcela?

Lenticchia è una bambina di quattro anni e vive in una grande città coi grattacieli, dall’altra parte del mondo. È curiosa, determinata, appassionata, allegra e fantasiosa.

Nel creare Lenticchia ti sei ispirata a un bambino/a reale?

Devo raccontarti la storia che c’è dietro Lenticchia. Luisa Montalto è diventata una mia grande amica mentre lavoravamo su Seb. In quel periodo lei viveva a Singapore e noi lavoravamo da una parte all'altra del mondo con nove ore di fuso in mezzo. Luisa ha una bambina che all'epoca aveva appunto quattro anni. Un giorno mi confidò la sua nostalgia per l'Italia, per Roma: come faccio a dare a mia figlia quello che ha riempito il mio immaginario da bambina? Come faccio a spiegarle i panni stesi al sole, i “nasoni” di Roma, i sampietrini, e il mare – che non è l'oceano di qua?

Io le risposi: disegnalo.

Ma poi quella conversazione si è presa un posto dentro di me. Quel sentimento di nostalgia verso le proprie origini lo conosco bene, quel desiderio di tornare, di andare a cercare risposte, mi appartiene molto; e quella curiosità infantile per ciò che c’era prima, ciò che i grandi erano prima, indietro, dall'altra parte del mondo – quel mondo reale o immaginario, semplicemente il passato in alcuni casi – pure la conosco bene, per averla osservata, nei miei bambini nati e cresciuti in una metropoli, quando torniamo a casa mia, al mare della mia Puglia, e loro vivono quell'altrove, vedono colori diversi, orizzonti nuovi e, riconoscendo me, comprendono anche qualcosa in più di loro, delle radici alle quali appartengono.

Così è nata la storia di Lenticchia, alla ricerca delle parole per raccontare tutto questo.
Quindi sì, Lenticchia è una bimba vera di nome Anna che ha avuto quattro anni dall'altra parte del mondo.

Cosa ti piace di più di lei?

L'inarrestabile determinazione e la fervida immaginazione. Lenticchia non ha paura di prendere e partire, non teme di guardare dietro gli angoli, sta dentro la sua fantasia con autenticità.

Lenticchia dall’altra parte del mondo è il titolo della tua storia. Com’è nata? È stato facile o difficile scriverla?

Il testo di Lenticchia, il suo embrione, è nato in fretta, con urgenza. Poi però è cambiato molto, mentre nascevano le illustrazioni, ed è cambiata anche l'idea stessa del libro che sarebbe venuto fuori: questo processo è durato quasi un anno. Ho la fortuna di lavorare con una artista, Luisa Montalto, con la quale si è creata una splendida sintonia, per cui il processo creativo ci coinvolge entrambe in una fervente simbiosi che ci porta a non sapere bene di chi sia un'idea e di come siamo arrivate alla fine. Inoltre, il processo creativo, da un certo punto in poi, ha coinvolto anche l'editor e il grafico VerbaVolant che ci hanno seguito e che hanno arricchito con il loro contributo il risultato finale. Non è stato né facile, né difficile: è stato stimolante, dinamico e articolato: una meravigliosa sfida!

Un passo (frase) della storia a cui sei più legata.

“Oh. Il mare.
Il mare chiuso, piccolo in una buca grande.
Il mare sfrontato.
Il mare nei passi.”
Indovina perché?

Qual è per te, Claudia, l’altra parte del mondo in cui vorresti andare?

Io sono una persona strutturalmente nostalgica e inquieta – tratto di cui non vado particolarmente orgogliosa – quindi anelo sempre a un'altra parte di mondo, salvo struggermi quando ci arrivo e sento la mancanza di ciò che ho lasciato. In questo non assomiglio a Lenticchia che invece trova il suo modo per andare e tornare ed essere sempre “felice da volare”.

Lenticchia e Seb hanno qualcosa in comune?

Sono due storie in cui realtà e immaginazione cercano nell’infanzia un punto di contatto, in entrambe c’è una piccola protagonista, una bimba solitaria che cerca espedienti di fantasia per darsi risposte – e in questo c’è molto della me bambina.

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