ibbyLa biblioteca IBBY per bambini ed adolescenti di Lampedusa nasce nel 2012 da un progetto ideato e promosso da IBBY Italia in collaborazione con Ibby International e i servizi educativi-Laboratorio d’Arte del Palazzo delle Esposizioni di Roma con l’obiettivo di creare una selezione di silent book, ovvero libri senza parole, pubblicati in tutto il mondo. Al momento la biblioteca raccoglie oltre 300 albi provenienti da tutto il mondo.

Gli albi arrivano in triplice copia. Una copia è destinata allo Scaffale d’arte del Palazzo delle Esposizioni di Roma a disposizione di ricercatori, esperti, appassionati. Una copia finisce nel catalogo della biblioteca di Lampedusa, una copia entra a far parte di una mostra bibliografica itinerante biennale, curata dai Servizi educativi – laboratorio d’arte di Palazzo delle Esposizioni, che va in giro in Italia e nel mondo a parlare di storie e di diritti.

Lampedusa è stata scelta, perché per sua natura è nel Mediterraneo zona di frontiera, ma può diventare anche straordinario laboratorio per incubare esperimenti di accoglienza e di inclusione a partire dalla forza unica che hanno i libri di creare relazione tra le persone di mondi diversi. I singoli formano comunità di lettori che possono aspirare a diventare comunità di diritti, attraverso la condivisione di esperienze, punti di vista espressi gomito a gomito, occhi negli occhi. I bambini che arrivano a Lampedusa hanno perso parte di se stessi e del loro mondo; hanno lo sguardo basso. I volontari dell’IBBY che si incontrano anche in un campus formativo annuale nell’isola, cercano di sollevare il loro sguardo a partire dalla sorpresa di un libro pop-up da manipolare, dalla meraviglia delle pagine illustrate che sono vere opere d’arte capaci di parlare il linguaggio universale delle immagini.

La referente del progetto, la libraia della libreria Ottimomassimo di Roma, Deborah Soria, nell’aprire nel weekend a Lecce il Picturebook Fest, non ha taciuto le diffidenze e le difficoltà di ogni tipo nel far partire il progetto, con un’attesa di sei lunghi anni. Alla fine la tenacia è stata premiata. Prima di creare il luogo biblioteca è stato fondamentale, sottolinea, creare una comunità di lettori, stabilire un rapporto di fiducia prima con i residenti, poi con gli ospiti.

La biblioteca di Lampedusa è interamente gestita da volontari ed è “per bambini”, perché l’essere rifugiati, immigrati è un dato puramente burocratico. L’unico dato essenziale sta nell’umanità dei soggetti titolari di diritti. Prima dell’apertura della biblioteca, anche ai bambini di lampedusani era stato negato il diritto di leggere.

I silent book sono libri senza parole e per questo i più adatti ad essere letti da bambini di ogni nazionalità, pur con le difficoltà, in alcuni casi, di decodifica dei codici iconografici e culturali diversi dal proprio. Leggere un libro sul mare a chi non lo ha mai visto prima di imbarcarsi o sulla neve per chi viene dal deserto è difficile in partenza per estraneità o per vissuto traumatico, perciò fondamentale è scegliere il libro giusto che consenta al bambino di indugiare sulle pagine, di ripercorrerle con un tempo dettato dalla sua curiosità e dalla voglia di entrare nella storia.

Ogni libro, specie un silent, si presta a più letture, una per ogni lettore, quasi, perché chi legge la storia, sta leggendo se stesso in quelle pagine. Sta rivedendo attimi, immagini, situazioni che ha vissuto anche lui. Attorno ad un libro “silenzioso” si crea una comunità che si arricchisce di relazioni, perché leggendo ognuno offre la sua chiave interpretativa costruisce significati condivisi.

Ogni libro è “donatore di relazioni” non è strumento per imparare o insegnare, tiene a rimarcare Deborah Soria. E’ una frontiera tra reale e immaginario; un varco tra le infinite possibilità dell’esistenza. I silent sono libri di frontiera in quanto consentono l’attraversamento di questa frontiera, che non è solo geografica, ma è limite individuale, mobile, a volte invisibile, che può essere muro di sbarramento o soglia da varcare per andare in dimensioni altre e spostare il proprio orizzonte.

Esemplare è in tal senso la Trilogia del limite di Suzy Lee. Nell’Onda il silent più celebre della trilogia, la frontiera per una bambina sulla spiaggia è la battigia, limite tra la terraferma e il mare, tra il restare nel noto o sperimentare l’ignoto. L’illustratrice marca il limite sfruttando come risorsa comunicativa anche il valore semantico che può avere la piega della pagina, limite netto tra due possibilità.

A questo punto chi potrebbe parlare ancora di libri per migranti?

Basico Estate2020

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