enrico bevilacquaGroove ed atmosfere tra Miller e Notorius B.I.G. rendono l’esordio di Enrico Bevilacqua qualcosa di diverso dal solito tran tran musicale.Era ora che qualcuno si decidesse a farlo.

Brooklin, album d’esordio di Enrico Bevilacqua, pubblicato nel 2016, è davvero un lavoro considerevole sia sotto il profilo musicale che sotto quello dei musicisti coinvolti. Si perché gli “ospiti” internazionali di cui Bevilacqua ha usufruito in sala d’incisione,  hanno dato al lavoro un maggiore spessore a quell’idea che, già dir per sé, era tutta un divenire.

All’ascolto, il disco è una riprova di quanto questo artista abbia fatto del groove il proprio vivere quotidiano (chiaramente quello musicale,) un disco che conferma ancora di più come l’uso del basso, fatto in maniera quasi matematica, alla fine risulti essere davvero la struttura su cui poggia qualsiasi pezzo venga suonato. Brooklin, prodotto per conto dell’etichetta Music Force, come ha dichiarato lo stesso artista è ispirato da grandi artisti, entrambi di Brooklin, come Miller e Notorius B.I.G., ed anche un po’ da quell’aria abruzzese, al quale Bevilacqua appartiene, che ha generato in Bevilacqua la caparbietà necessaria per i risultati fin qui raggiunti dopo tanti anni di carriera alle spalle. Il funky jazz, che Enrico Bevilacqua propone in questo lavoro, è fuori dai comuni canoni dei generi che Enrico mastica alla grande, ed ascoltare ogni singolo brano è un vero salto, oltre che nel passato, in un futuro imminente e questo grazie ad una molteplicità di suoni che il bassista ci propone. Qui, il piede, oltre a partire da solo in battute sul pavimento, si mantiene costantemente su una sorta di pentagramma a terra, prendendo attraverso il sangue tutto quel ritmo che entra dentro durante l’ascolto di Brooklin ma non solo; nelle sei tracce che Bevilacqua propone ci sono una moltitudine di idee che sono sagacemente mescolate e musicate in modo da rendere l’ascolto un piacevole momento di estraneità al contemporaneo mondo. Se poi il funky è quel genere che coinvolge anche chi ama le complicazioni musicali che si trovano in diversi generi beh, allora, lasciatevi trasportare perché è come staccare un po’ la spina dal solito tran tran quotidiano. E non voglio dimenticare di aggiungere che la Music Force dimostra ancora una volta che scommettere su certi artisti ….. è crescere in modo intelligente. Tre cover e tre pezzi originali che trasportano in un jazz acido marcatemente fusion e funky come un altro grande che conosciamo sapeva fare alla perfezione. Che Bevilacqua abbia avuto come ispirazione Mr. Richard Sinclair come ispiratore? Con il tocco, a noi, sembra di si.

Scuola del Teatro Musicale – Tribute to Bohemian Rhapsody

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