il bastardoCon una rilettura delle strutture più classiche del rock Simone Piva ed i Viola Velluto fanno ricredere anche i veri bastardi dentro

Quando mi hanno proposto la recensione di questo “Il Bastardo” di Simone Piva & I Viola Velluto, da un certo punto di vista sono rimasto un po’ scettico poi, il mio amico Alessandro mi ha convinto a riascoltarlo ed io l’ho fatto diverse volte, credetemi, e devo essere sincero perché mi sono ricreduto sulle prime impressioni che il disco mi aveva fatto.

Oh, sia chiaro, non è che fossero impressioni negative ma probabilmente ero in un periodo in cui avevo ascoltato tanto di quel grunge che non riuscivo più ad assimilare forme diverse di espressività musicale. Devo dire che questo disco si è rivelato essere una sorta di liberazione, o di mantra sonoro in cui mi ero catapultato, che mi ha restituito tutta la voglia di andare a riascoltare vecchi classici del genere, meglio ancora di quel rock senza fronzoli come lo si faceva una volta, anche se mistificato con una sorta di sguardo a quei mondi dove le smith e wesson la facevano da padrone. Certo arrivare a questo quinto lavoro per Simone non deve essere stato facile, ma l’aver elaborato un proprio stile compositivo ci fa capire con che sorta di musicista (compresi i Viola Velluto che lo accompagnano) abbiamo a che fare. I brani spaziano tra influenze di svariato genere, tutti conditi da quell’evidente caratteristica di capacità compositiva che ci fa sentire davvero in colpa per aver sottovalutato al primo ascolto questo ottimo disco. Al di là di tutto, il rock è qui il vero incipit grazie anche ad una band di spessore che oltre a Simone Piva alla voce, alle chitarre, al contrabbasso ed ai cori, comprendono Alan Libeale alla batteria ed alle percussioni, Federico Mansutti alle trombe, Francesco Imbriaco al piano ed alle tastiere e Matteo Strazzolini alle chitarre acustiche ed elettriche per un bel risultato complessivo di rock come non lo sentivo da tempo. E poi, scusate, qui è prima di tutto tricolore. Simone, in una sua intervista ha dichiarato che il suo Bastardo è rivolto a tutti quelli che credono davvero in ciò che fanno …. e beh, noi siamo proprio come lui, non ci piace nasconderci dietro i tanti censori che si reputano un passo oltre, noi abbiamo sempre detto ciò che sentiamo sugli ascolti di musica, anche quando, a volte, ci ripensiamo e, credetemi, ripensarci su non è uno sbaglio ma segno di lealtà verso quei musicisti che ci mettono davvero l’anima in ciò che fanno e non per una risposta di mercato. Sì, io mi sento di appartenere a quei bastardi dentro che non hanno peli sulla lingua. E se “Il Bastardo” dopo essersi espresso si avvia in un’aria rissosa di un saloon con quel Hey Frank, arriva quel reggae che ci ricorda tanto il vecchio maestro Marley che Simone Piva trasforma in una bella Hello Madame che atterra su quel Quando saremo giovani dove una voce alla Vasco è l’essenza di quanto va predicando il Jovanotti più melodico. Nord Est sembra davvero proiettarci in un sound alla Neil Young grazie a quella chitarra slide che costruisce un’atmosfera da sogno, anzi da colonna sonora alla Morricone. Tutto il resto poi lo lascio alle sensazioni di ognuno. Comunque sia Il Bastardo è la sorpresa che non mi aspettavo, e la bravura di Piva e dei Viola Velluto mi hanno fatto davvero riflettere su questo lavoro che riascolterò volentieri di nuovo appena conclusa questa mia divagazione. Se vi aspettavate atmosfere alla Litfiba …. Beh allora bastardi voi che ci credevate. Davvero un bel disco quello che mi ha girato Alessandro della Music Force che ha coprodotto il lavoro di Piva insieme alla Toks Records per la distribuzione di Discover.

Tracklist

1. Il bastardo
2. Hey Frank
3. Hello Madame
4. Quando saremo giovani
5. Nord Est
6. Far West
7. Noi feat. Giò

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