stamina heavenblastDopo alterne vicissitudini gli Heavenblast sfornano un album che lascia senza fiato anche chi il rock non lo ascolta di frequente. Tra atmosfere dure e delicati passaggi sembra di imbarcarsi in un viaggio dove il rock non è solo allo stato puro ma si lascia contaminare da altri generi senza mai strafare. Insomma musica per i nostri padiglioni auricolari.

Gli Heavenblast dopo la produzione di due demo, nel 98 e nel 2000, degni della migliore musica power metal di estrazione tedesca, maturano la consapevolezza che come band possono spingersi oltre grazie al possesso di quelle capacità in grado di coniugare la loro matrice musicale con quel symphonic prog che li proietta verso altre peculiari sonorità delle quali sembrano essere assoluti padroni. Ottimi musicisti e grandi esecutori, non lasciano nulla al caso anzi, il loro è un sound che mira al perfezionismo più viscerale e lo si capisce bene quando si ascolta Stamina, ultima loro fatica, capace di sprigionare tutta quella energia esplosiva che solo il rock possiede. Scioltisi nel 2008, poco dopo la realizzazione di Flashback nel 2007, due dei membri, Donatello Memma e l’ex tastierista Nico Di Benedetto, decidono di rimettere mano agli strumenti per forgiare la rinascita della band impreziosita dalla presenza di molti ospiti. Così, quando giunge il momento di Stamina la line up che ci ritroviamo è così composta: Donatello Menna alla chitarra, Chiara Falasca alle voci, Matteo Pellegrini alle tastiere ed Alex Salvatore alle percussioni. Chiaramente, il sound proposto in Stamina risente molto delle influenze dei nuovi entrati, ma la base sul quale poggia l’intero lavoro è sempre più forgiata di quel sound delle origini che non lascia margini ad interpretazioni diverse. Certo dieci anni sono tanti, ma è anche accaduto a band di spessore lasciarsi trascinare in periodi di completa assenza per ritornare poi più carichi di prima; ed è proprio quello che è accaduto agli Heavenblast che ora ritornano con un disco tutto da ascoltare. Il viaggio sonoro che Stamina ci propone va dal rock sacrosanto a quelle contaminazioni folk che spesso sfociano in atmosfere da world music che tanto apprezziamo (almeno quella di un certo spessore). E gli Heavenblast sanno muoversi bene tra questi generi che sono poi alla base della loro formazione musicale. Stamina è un disco maturo, un lavoro che già partendo dai testi sviluppa temi ben precisi quali la libertà, il ribellarsi ed il resistere ad un mondo sempre più vicino a quell’implosione che tanto temiamo. Ma ci sono anche passaggi di pura fantasia che lasciano fluttuare la mente in un viaggio al di là di quelli che in molti definiscono confini, ma che in realtà sono poi i limiti dell’essere umano, limiti qui descritti con quelle aperture musicali che sembrano richiamare a fatti di pura cronaca. Stamina si muove tra sperimentazione e diversità abbattendo tutti quei confini che gli stili musicali impongono; ed infatti qui gli stili si amalgamano, si esaltano, si moltiplicano, si aggrovigliano dando risalto ad un musica che se non colpisce, resta comunque dentro amplificando quel legame naturale con quanto ci circonda. Ma qui lo stile ed i suoi derivati non hanno un confine, anzi, il confine lo superano e di molto. Analizzando Stamina, l’apertura di Mind Introuders ci catapulta in quel sound alla Yes dove tastiere e chitarre propongono una fusione di suoni davvero gradevoli, una quasi introduzione in un mondo che di lì a poco, con il successivo Purity, esplode in tutto il suo stile grazie ad un tastierismo prog ed un hard rock che si confondo in ritmi possenti per poi presentarsi con un bel intermezzo di suoni stile anni settanta. Alice in Psychowonderland è rock allo stato puro, determinato, pregno di tutte quelle sfumature che lo rendono davvero un brano da “live”, tutto d’un pezzo. Con We Are State le atmosfere si fanno più delicate, ricordano che qui siamo di fronte ad una moltitudine di generi rock ben compositi, mescolati in un unico filo conduttore …. quello di un connubio di voci che danno enfasi alla dolcezza sia uditiva che compositiva del pezzo. E mentre con The Rovers ci si trova di fronte ad un rock marcatamente melodico ma comunque altrettanto variabile, la linea musicale che gli Heavenblast gli hanno cucito addosso merita davvero un ascolto più viscerale. Eh si perché quando si giunge al passaggio chitarristico centrale, non c’è nulla che tenga fermi mani e piedi. Ed è davvero piacevole pensare che dopo il rock ….. c’è solo il rock. Don’t clean up this blood è ancora sublime per quell’apertura stile Innuendo dei Queen, ma è solo l’avvio verso una marcia che spinge il rock di questa band oltre ogni immaginazione. Stamina lascia senza fiato dal principio alla fine, anche se ancora non ci siamo arrivati, ma la potenzialità strumentale dell’intera band e la bella voce di Chiara Falasca rendono davvero inutili quanto ancora potremmo continuare a dire. Basta a conferma di ciò la meravigliosa ballata Canticle Of The Hermit che con il suo stile derivato dal prog-rock non lascia scampo ad ulteriori interpretazioni. Si perché è come ascoltare un revisited alla Steve Hackett che con i Genesis ha costruito quel sound che tutt’ora lo contraddistingue. Certo non è la stessa miscela né tanto meno una sorta di cover perché gli Heavenblast non hanno bisogno di questo. Loro sono solo gli Heavenblast e null’altro. Ce ne fossero davvero tante di queste band in giro per lo stivale! Ma ne siamo certi … ce ne sono eccome … solo che in pochi se ne accorgono. Insomma rock tricolore …… SEMPRE!

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