maieutica res cover hdDall’industriale underground del nord-est italiano nasce la proposta musicale di cinque rocker padovani:
un connubio di rock alternativo italiano e progressive cerebrale dei 70's che unito ad una profonda ricercatezza lirica crea un sound del tutto originale, provocatoriamente definito dal gruppo "Rock Pensante". Una musica che vuol essere veicolo di idee e smuovere gli ingranaggi di menti anestetizzate dal mainstream. Un progetto nato dall’unione di cinque menti differenti che con un lavoro di ricerca musicale e testuale sono riuscite a creare un sound originale basato soluzioni formali, progressioni armoniche e melodiche vicine all’attitude prog/art rock nella sua accezione più pura, ovvero come ‘progressione’, evoluzione di idee.
I Maieutica, in attività dal 2007, rappresentano una realtà affermata nel panorama musicale con all’attivo concerti effettuati in tutta la penisola e ottimi riconoscimenti a concorsi di livello nazionale. Nel 2012 esce l’album Logos che lancia il loro Rock Pensante, un successo sia in Italia che all’estero che ha raccolto ottime recensioni, interviste e radio air play, portando il gruppo ad affermarsi all’interno del panorama musicale italiano.
Logos ha anche ottenuto il primo posto tra i "Dieci piccoli italiani" della celebre webzine Ondarock ed è stato definito dalla webzine Metal.it «uno dei migliori album di progressive rock/metal usciti in Italia quest’anno».
A gennaio 2016 i Maieutica alzano ulteriormente il livello compositivo sulla scia del rock riflessivo e profondo che li contraddistingue e presentano il concept album R.E.S.. Risultato di un lungo lavoro di ricerca musicale e testuale, R.E.S. (acronimo di “Risonanze, Echi, Suggestioni”) è un giusto mix di rock, progressive, venature metal e pathos dark wave con testi rigorosamente in italiano. Le dieci tracce dell’album sono un’indagine nel profondo dell’animo umano raccontata con quel taglio progressive rock articolato tipico dei Maieutica.
R.E.S. non è un semplice viaggio interiore, ma un tentativo di coinvolgere, affascinare, stupire o disorientare per andare oltre le ovvietà fino a cogliere le somiglianze tra la nostra intimità, il nostro mondo, e l’ignoto e il diverso. Insomma un bel concept album.
Risultato di un lavoro di ricerca musicale e testuale, R.E.S. è un giusto mix di rock, progressive, venature metal e pathos dark wave con testi rigorosamente in italiano che tentano di condurre l’ascoltatore alla riflessione e all’introspezione.
R.E.S. (acronimo di Risonanze, Echi, Suggestioni), è un viaggio nel profondo dell’animo umano  per comprendere come questo venga influenzato da concetti come alterità, diversità, bellezza, orrore e ignoto. Le dieci tracce dell’album raccontano idee, sapori, poesie e storie lontane che si sedimentano a poco a poco durante l’ascolto.
L’album però nasconde nel suo titolo evocativo un’altra sfaccettatura più profonda legata al significato latino della parola “res” ovvero “cosa”. Nelle intenzioni dei cinque “rockers pensanti” res / cosa rappresenta il bisogno e desiderio che porta l’uomo a cercare l’immortalità nella realizzazione di qualcosa che possa durare dopo la morte. R.E.S. può simboleggiare dunque anche quella “cosa” che identifica ora i Maieutica, li supera e li sublima, esito del loro intenso lavoro.
Un viaggio verso l’infinito, una ricerca senza tempo né fine raccontata con quel taglio progressive rock articolato tipico del gruppo.
I Maieutica, oltre ad una raffinata ricercatezza musicale e testuale, hanno curato nel dettaglio anche l’artwork dell’album: un concept surreale legato alle tematiche del disco e realizzato da Dusty Eye, collettivo artistico che in linea con la filosofia del gruppo usa la provocazione come cifra stilistica per scardinare le strutture predefinite. R.E.S. vanta inoltre la collaborazione per registrazione e mixaggio del grande chitarrista Alex De Rosso (Dokken, King of Balance, Joseph Williams, Headrush…).
R.E.S. inizia il suo viaggio nel mondo desertico di Sahara (parte III) ultimo capitolo di una trilogia che ritroviamo alla track 4 con Sahara (parte II) e alla track 9 con Sahara (parte I). I riferimenti musicali ad atmosfere esotiche sono molteplici, con un comune denominatore incentrato sull'utilizzo costante di scale minori armoniche, break acustici e lunghi assolo che, nel caso del capitolo strumentale Sahara (parte II), sfociano in una sezione ai limiti del rock-fusion.  
Il secondo brano dell’album Sidawa (parola derivata dall’assonanza con “sidwaya” che nella lingua parlata nel Burkina Faso significa “la verità è arrivata”) è dedicato a Thomas Sankara eccezionale e rivoluzionario leader africano ucciso il 15 ottobre 1987 in un colpo di stato. Una delle canzoni più dure del disco che cerca di riportare alla memoria il suo coraggio, le sue parole e l’incredibile cambiamento apportato al suo Paese in soli quattro anni al fine di eliminare la povertà e lo sfruttamento.
Seguono due brani i cui testi sono un adattamento di due poesie di Renzo Cremona, poeta veneto che ha al suo attivo numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali ed è da anni impegnato in letture pubbliche in Italia e all’estero destinate a “togliere le parole dagli scaffali per portarle in mezzo alla gente” (www.renzocremona.it). La sonorità intima e raffinata di Sesamo è una sosta nel viaggio, il bisogno di chiudersi in se stessi consapevoli della ricchezza e del rispetto di questo sacro momento. Le sfumature orientali ed esotiche di Spezie invece portano l’ascoltatore verso luoghi lontani di bellezza e diversità, occasioni colte, incontri, perdite e smarrimenti.
Anche per quando non ci cercheremo più è un viaggio verso le profondità ambigue dei rapporti umani, dove la linea di separazione tra amore e dolore è sempre più sottile, dove ciò che oggi malediciamo un giorno forse ameremo perché ci darà la misura di ciò che abbiamo vissuto. Estasi ed orrore invece è la personale trasposizione in musica della complessa poetica di Baudelaire, con alcuni rimandi ad alcune delle sue più famose liriche come “L’Albatro” e “Al lettore” contenute nella raccolta I fiori del Male. Si passa da ciò che da maggior nobiltà all’uomo, la libertà, al disagio di chi in cielo sa volare e sulla terra viene deriso; alla bellezza malinconica e ai fiori che possono nascere dagli orrori a cui  la vita, prima o dopo, ci obbliga.
La poetica parte centrale del disco prosegue con Primo Contatto una ballad lenta e sognante. Gli accordi aperti e il tappeto di pianoforte creano una spazialità che ben si associa alle liriche del brano. Il viaggio, tema portante del disco, è qui inteso come ricerca non più di qualcosa dentro di noi, ma di qualcuno che possa completare la nostra essenza. La solitudine e la glacialità dello spazio come metafora e la ricerca del calore di qualcuno come missione e unico scopo di sopravvivenza.
Il viaggio di R.E.S. si chiude con Maelstrom, il brano più atipico del disco. Il carattere folk delle chitarre acustiche, i crescendo di orchestra e il coro dallo stile marinaresco raccontano di una nave pirata in preda alla furia della tempesta. Il significato è duplice e può essere letto in chiave sia esteriore che interiore: realtà e fantasia si intrecciano in visioni mostruose e terrificanti. Il maelstrom, il vortice marino, simboleggia gli ostacoli che impediscono di raggiungere l’obiettivo e che sembrano inghiottire il vascello nonostante gli sforzi dell'equipaggio. Solo "la Via", la visione, e il disperato tentativo di raggiungerli ad ogni costo possono permettere di arrivare alla terraferma. 
R.E.S. è un lavoro pregevole che non accontenta solo gli amanti del prog ma coinvolge bene tutti i generi che con il rock hanno una corsia preferenziale.

Lucio Dalla - L'anno che verrà

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