sacchiÈ il messaggio che l’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Stea invia al ministero dell’Ambiente che ha annunciato di voler impugnare davanti alla Consulta la norma inserita nell’ultimo bilancio della Regione che prevede un sovrapprezzo del 20% sulla tariffa di stoccaggio dei rifiuti provenienti da fuori.

“Qui non c’entra nulla una nuova tassa né misure atte ad ostacolare la libera circolazione delle cose e delle persone, ma si tratta di un equo compenso di solidarietà a titolo di compensazione e a tutela delle nostre comunità.

Infatti la maggiorazione del 20% è destinata alla costituzione di un fondo per il miglioramento ambientale del territorio interessato dai carichi extra di rifiuti. Un provvedimento del resto che è stato votato all’unanimità e quindi anche da 5Stelle pugliesi.

Invito il ministro Costa, di cui pure più volte ho apprezzato le iniziative a tutele dell’ambiente, a rinunciare al ricorso davanti alla Consulta che suona esclusivamente come un regalo, a spese dei pugliesi, alla sindaca Raggi per porre rimedio alla sua totale incapacità a far fronte all’emergenza rifiuti che da mesi ormai stringe d’assedio la capitale”.

Stea ricorda che la Puglia ha concesso a Roma di accogliere nei propri impianti 4.500 tonnellate di spazzatura raccolta nelle strade della Capitale nel mese di giugno.

Ma da allora, continuano ad arrivare qualcosa come 250 tonnellate al giorno di rifiuto trattato, che va direttamente in discarica.

“La nostra Regione ha al primo posto delle politiche in atto la tutela dell’ambiente e si sta lavorando senza sosta per chiudere il ciclo dei rifiuti. Peraltro se – come annunciato dalla Raggi – Roma non vuole discariche, impari a rispettare i cittadini delle altre regioni e smetta questo approccio arrogante e impositorio. La Puglia non è il ricettacolo dell’immondizia che altri – mare di promesse a parte – non sanno o non riescono a smaltire correttamente. Chi ci chiede aiuto metta in conto il contributo al risanamento dei territori interessati. E i grillini pugliesi per una volta almeno facciano sentire la propria voce di dissenso da ordini impartiti dall’alto”.

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