img 20170322 wa0002Da circa dieci anni il clima della Penisola Salentina è pressoché cambiato perché si assiste sempre di più ad estati molto calde dove si sfiorano i 40 gradi ed inverni molto freddi dove si sfiorano i gradi sottozero con forti nevicate. Gli inverni del 2007 e del 2009 sono stati esempi lampanti di tutto ciò. Durante le mezze stagioni vi sono sempre di più temperature sopra o sotto la media e forti nubifragi accompagnati spesso da trombe d’aria. Questo ha fatto aumentare di molto le malattie di raffreddamento durante l’inverno e la mezza stagione e i melanomi, le morti in spiaggia e i colpi di calore durante l’estate. Ma qual è la causa di tutto ciò?

La risposta è una e sola perché, a partire dalla lontana età giolittiana, a Brindisi è stata aperta la prima centrale a carbone nel nord della città. Quest’ultima, alimentata a litrantrace, una tipologia di carbone sedimentario che rilascia molte particelle inquinanti nell’aria durante la combustione, l’atmosfera della Penisola Salentina ha iniziato ad essere riscaldata. Ma la cosa non fini lì perché, a partire dal boom economico italiano avvenuto tra gli anni cinquanta e sessanta del novecento, si aggiunsero lo stabilimento petrolchimico Montedison a Brindisi e l’acciaieria Italsider a Taranto. Da questo momento iniziarono ad aumentare anche le malattie tumorali. Nel 1987 si aprì un'altra centrale a carbone a sud di Brindisi e, precisamente, presso la spiaggia di Cerano, e l’acciaieria Italsider di Taranto, a partire dal 1992, fu ceduta al gruppo industriale Riva e divenne Ilva.

Da questo momento l’ex Italsider di Taranto iniziò a non avere più i dovuti depuratori per limitare le scorie inquinanti sprigionate dalle ciminiere collegate agli altiforni alimentati a coke, una tipologia di carbone sedimentario derivato dallo zolfo. Così il clima salentino iniziò sempre di più ad essere anomalo e iniziò ad aumentare anche il tasso di morti per tumore. Nel 1992 fu chiusa la centrale a carbone di Brindisi nord ma tutto il resto rimase immutato e le microparticelle di carbone della centrale termoelettrica di Cerano e dell’acciaieria Ilva di Taranto continuarono ad essere immesse nell’aria. Solamente a partire dal 2012, con la prima chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, si è incominciato a porre il problema. Ancora oggi, però, gli altoforni dell’Ilva sopracitati continuano a lavorare a pieno ritmo e la centrale termoelettrica di Cerano continua ad immettere nell’atmosfera particelle inquinanti di litrantrace e a riscaldare l’aria. Come ovviare a tutto ciò?

Il gasdotto TAP, che secondo i piani di diverse compagnie energetiche dovrebbe approdare nel comune di Melendugno e, precisamente, lungo la costa adriatica della marina di San Foca, potrebbe essere una prima soluzione alle emissioni inquinanti della centrale di Cerano perché quest’ultimo porterebbe il metano in Puglia dall’Azerbaigian e così il litrantrace non sarà utilizzato più come risorsa energetica. Dal momento che il TAP di Melendugno ha molti detrattori per quanto riguarda l’impatto ambientale, un’altra soluzione ci sarebbe perché basterebbe un referendum regionale che imponesse di convertire a metano la centrale di Cerano e di utilizzare il sistema a ghisa liquida Corex per gli altoforni dell’Ilva.

Ma tutto ciò dovrà essere portato a termine entro il 2020 perché, altrimenti, la Puglia e il resto d’Italia saranno costretti a pagare all’Unione Europea una cospicua penale che graverà sui risparmi degli italiani ancora in buona parte esigui a causa della crisi economica mondiale che dura oramai da più di dieci anni. Questo è solo il punto di partenza per convertire le fonti energetiche nel resto d’Italia e nel mondo perché, per ovviare al riscaldamento globale che riscalda sempre di più l’atmosfera causando l’aumento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai ai poli e sulle principali catene montuose, si possono utilizzare fonti energetiche alternative come il metano di origine vegetale, l’energia fotovoltaica, l’energia solare, l’energia idroelettrica utilizzando con parsimonia le acque marine, fluviali e lacustri, l’energia geotermica a bassa entalpia, le biomasse non inquinanti e l’energia eolica mediante alte concentrazioni di pale eoliche in punti strategici. In più è di vitale importanza che tutte le industrie del pianeta utilizzino i depuratori per le loro ciminiere.

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