popolo populismo e sovranismoLe cause principali dell’avanzata di movimenti populisti e patriottici antisistema all’interno dell’Unione Europea e in altre parti del mondo sono riconducibili a tre elementi fondamentali che sono l’attentato alle Twin Towers di New York, perpetrato da terroristi islamici di Al-Qaida, avvenuto l’11 settembre del 2001, la crisi economica internazionale del 2007 e l’affermazione dello Stato Islamico tra Siria e Iraq a partire dal 2014. Ma per trovare maggiori risposte bisogna andare molto più indietro nel tempo. Tutto iniziò nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale quando l’esercito britannico inviò in Egitto e Medio Oriente il tenente colonnello Thomas Edward Lawrence per sostenere i rivoltosi arabi contro l’Impero Ottomano.



Il Regno Unito aveva intenzione di creare diversi possedimenti coloniali in Egitto e Medio Oriente sulle ceneri dell’Impero Ottomano. Ad un certo punto i disegni del Regno Unito e quelli del tenente colonnello Lawrence iniziarono a divergere perché lo stesso Lawrence voleva creare un grande stato panarabo comprendente la Penisola Arabica, l’Asia Mediterranea e tutto il Nord Africa dal Mar Rosso all’Oceano Atlantico su esempio dei Califfati arabi medievali. L’idea di Lawrence fu subito respinta dal governo di Londra e così il territorio dell’Impero Ottomano fu spartito tra Regno Unito, Francia e Italia. L’unico stato che divenne sovrano fu la Turchia guidata dal generale Mustafa Kemal Ataturk.

L’Egitto divenne indipendente nel 1922 e l’Arabia Saudita nel 1932. Nonostante ciò si formarono all’interno delle nuove entità statali movimenti islamici confessionali e panarabisti che volevano creare a tutti i costi un grande califfato panarabo secondo i disegni di Lawrence. Questi vari movimenti panarabi e confessionali si fusero nel 1928 con la fondazione in Egitto dei “Fratelli Musulmani”, movimento politico panarabista e confessionale che si diffuse rapidamente anche nel Medio Oriente e nel Nord Africa. Questa nuova realtà politica fu subito contrastata dai vari governi delle entità statali createsi con lo scioglimento dell’Impero Ottomano. Dopo la seconda guerra mondiale le colonie europee del Medio Oriente e del Nord Africa iniziarono ad affrancarsi dalle potenze europee e si crearono all’interno dei nuovi stati indipendenti movimenti laici panarabi, trasformatisi ben presto in regimi politici, come il Neo-Destur in Tunisia guidato da Habib Bourghiba, il partito Baath in Siria ed Iraq, il Partito di Al-Fatah in Palestina guidato da Yassir Arafat e l’Unione socialista Araba in Egitto e Libia. Questi ultimi attuarono una politica di repressione nei confronti dei Fratelli Musulmani. A questo punto gli stessi Fratelli Musulmani iniziarono ad attuare violente azioni di resistenza contro i regimi socialisti panarabi laici culminate con l’attentato al presidente siriano Afiz Al Assad nel 1980 e con l’omicidio del presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981. Tra il 1978 e il 1979 ci fu un altro importante evento che iniziò a cambiare i quadri geopolitici mondiali.

I Mujaheddin afghani, che erano guerriglieri islamici radicali, dichiararono guerra al regime comunista afghano accusato di distruggere i fondamentali valori dell’Islam mediante la politica marxista di stampo occidentale. Le repressioni violente del regime comunista afghano non si fecero attendere e così i Mujaheddin afghani chiesero aiuto agli Usa e agli altri stati della Nato. A questo punto gli Usa iniziarono a finanziare i Mujaheddin per contrastare il dominio sovietico in Afghanistan non curandosi affatto della discrepanza fra gli ideali di libertà e democrazia occidentali e il radicalismo islamico dei Mujaheddin. In più la vittoria dei Mujaheddin avrebbe garantito l’inizio del declino dell’Urss e degli altri stati del Patto di Varsavia. I Mujaheddin erano finanziati anche dal Pakistan, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati del Golfo(Emirati Arabi, Qatar e Kuwait). Sul territorio afghano combatteva solo l’esercito sovietico affiancato da mercenari provenienti dal Patto di Varsavia, da Cuba e da altri stati socialisti. I Mujaheddin erano affiancati da mercenari provenienti, secondo la versione ufficiale, solo da stati islamici. Inoltre vi erano anche mercenari cinesi che appoggiavano i Mujaheddin contro l’Urss. Ma questi ultimi si ritirarono alla fine del conflitto probabilmente perché consideravano pericolosa l’alleanza tra Usa e Mujaheddin in quanto foriera di un futuro conflitto tra l’Islam radicale e il resto del mondo.

Questa stretta intesa tra Usa e Mujaheddin fu sostenuta dall’amministrazione democratica del presidente Carter e da quella repubblicana del presidente Reagan. Nel 1985 iniziarono i primi ritiri delle truppe sovietiche voluti dal presidente sovietico Mikahil Gorbaciov. La guerra durò fino al 1989. Intanto, già dal 1988, iniziarono ad apparire delle discrepanze fra i Mujaheddin sunniti perché Osama Bin Laden, sceicco saudita e mercenario pro Mujaheddin, iniziò a considerare gli altri Mujaheddin sunniti troppo moderati e troppo lontani dai valori dell’islam ortodosso. Così decise di fondare “Al Qaida”, un’organizzazione terroristica islamica sunnita che doveva chiamare a sé islamici di tutto il mondo disposti a creare un grande califfato comprendente tutto il Medio Oriente dall’Anatolia all’India e tutto il Nord Africa dal Mar Rosso all’Atlantico su esempio dei califfati medievali e sullo stato panarabo voluto dal tenente colonnello Lawrence. In più ci doveva essere anche una rete di mercenari che dovevano rappresentare gli ideali del Califfato in questione al di fuori dei confini disposti anche ad atti violenti di terrorismo nei confronti di coloro che minacciavano i valori autentici dell’Islam sunnita.

Tra il 1992 e il 1995 ci fu un altro importante momento di svolta rappresentato dal conflitto in Bosnia-Erzegovina, un nuovo stato indipendente nato dalle ceneri della Iugoslavia il 6 aprile del 1992. Qui i serbi ortodossi e i croati cattolici attuarono una spietata campagna di sterminio definita dagli esperti dell’epoca come “pulizia etnica” nei confronti dei Bosniacchi, popolo di origine slava convertito all’Islam sunnita durante la dominazione ottomana. Prima dell’intervento della Nato del 1994, oltre agli schieramenti sopracitati, vi erano anche numerosi mercenari. I serbi e i croati erano affiancati da militanti di estrema destra provenienti da tutta Europa e soprattutto dalla Grecia. I bosgniacchi erano affiancati da Mujaheddin Afghani, mercenari sciiti iraniani e terroristi di Al-Qaeda. Questi ultimi, secondo numerose testimonianze, riportate sull’enciclopedia libera telematica Wikipedia in lingua inglese, erano stati inviati dal governo statunitense in funzione antiserba e anticroata. A prescindere dalla veridicità o meno di tali testimonianze sarebbe comunque utile vagliarne l’attendibilità. Il conflitto si concluse nel 1995 con la sconfitta delle truppe serbe e croate.

Nel 1994, quasi contemporaneamente al conflitto in Bosnia-Erzegovina, scoppiò un altro conflitto in Cecenia, una repubblica autonoma della Russia post-sovietica a maggioranza islamica sunnita. Qui vi erano contrapposti l’esercito russo e la maggioranza cecena che aspirava a staccarsi da Mosca. Quest’ultima fu affiancata da numerosi terroristi di Al-Qaeda. Un altro conflitto in Cecenia si svolse tra il 1999 e il 2009.

Nel 1996 in Afghanistan, dopo diciassette anni di guerra civile, presero il potere i Talebani, un gruppo politico islamista sunnita radicale guidato dal Mullah Omar e legato ad Al Qaida. Una volta arrivati al potere i Talebani impostarono una politica basata sull’islamismo sunnita più radicale caratterizzato da una violenta applicazione dei precetti del Corano, da una prevalenza dell’etnia Pashtun sulle altre minoranze etniche e sull’obbligo per le donne di indossare il Burqa, un abito tradizionale afghano caratterizzato da una lunga tunica, per lo più celeste, che copre interamente il corpo della donna dalla testa ai piedi. Osama Bin Laden divenne ministro della difesa. Secondo il giornalista e scrittore pakistano Ahmed Rashid gli Usa sostennero i Talebani fino al 1997 in funzione anti iraniana. Secondo lo stesso Rashid i Talebani erano sostenuti anche dalla multinazionale del petrolio statunitense Unical. Nel 1998 i rapporti tra Usa e Afghanistan iniziarono a deteriorarsi per gli attentati, rivendicati da Al-Qaida, alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania.

Alla fine del 1998 scoppiò un altro conflitto nei Balcani occidentali che riguardava la repubblica autonoma iugoslava del Kossovo. Qui la maggioranza serba iniziò ad attuare un’altra campagna di “pulizia etnica” ai danni della popolazione albanese maggioritaria in Kossovo. Prima dell’intervento militare della Nato in Iugoslavia del 1999 l’unico elemento forte di resistenza era l’“Esercito albanese di liberazione del Kossovo” (UCK). Quest’ultimo, secondo numerose testimonianze tutte da verificare, aveva rapporti diretti con “Al-Qaida” e con altre organizzazioni di trafficanti di droga.

L’11 settembre del 2001 due aerei di linea dell’ “America Airlines”, pilotati da terroristi di Al-Qaida, si schiantarono volutamente contro le Twin Towers di New York causando la morte di quasi tremila persone. Un altro aereo di linea della stessa compagnia si lanciò contro il Pentagono di Washington. Questi due tragici avvenimenti iniziarono a far sviluppare numerose manifestazioni a sfondo patriottico negli Usa e in altri stati del mondo. Questa fu una delle prime manifestazioni che iniziarono a colorarsi di ideologie sovraniste che consideravano la politica statunitense inefficiente contro il terrorismo islamico internazionale e anche collusa con lo stesso per gli avvenimenti sopracitati riguardanti l’Afghanistan e l’ex Iugoslavia. La reazione degli Usa, della Nato e di altri alleati esterni come la Libia di Gheddafi non si fecero attendere e si iniziò una serie di attacchi aerei contro l’Afghanistan dei Talebani. Il regime talebano crollò di lì a poco e l’Afghanistan ripiombò in una nuova guerra civile, attiva ancora oggi, che opponeva i Talebani alle varie fazioni avversarie. Per ovviare a tutto ciò gli Usa inviarono un contingente di pace multinazionale per tenere sotto controllo le varie fazioni in lotta.

Nel 2003 gli Usa e il Regno Unito dichiararono guerra all’Iraq guidato dal regime Baathista di Saddam Hussein al potere dal 1979. Quest’ultimo era accusato dal governo statunitense di collusione con Al-Qaida e di occultamento di armi batteriologiche pericolose. Affermazioni in seguito smentite. Così gli Usa e il Regno Unito dichiararono guerra all’Iraq, nonostante il parere contrario dell’Onu, e rovesciarono il regime di Saddam Hussein. In seguito gli Usa inviarono un contingente internazionale di pace per domare le varie fazioni in lotta nell’Iraq post-Saddam. Le principali fazioni erano i ribelli Curdi a nord, gli Arabi sunniti al centro e gli Arabi sciiti filo-iraniani al sud.

Nella seconda parte del 2007 scoppiò negli Usa la più grande crisi economica dopo il 1929 che era la crisi dei mutui statunitensi subprime. Quest’ultima fu dovuta al fatto che numerose banche statunitensi ebbero un incremento di mutui senza essere rimborsate nei tempi previsti. Così le casse delle banche rimasero vuote e questo causò una crisi finanziaria che riguardò gli Usa e buona parte dell’area Euro. Gli Usa, tramite la presidenza del democratico Barack Obama, risolsero in tempi brevi la crisi attuando politiche economiche Keynesiane basate sul controllo dello stato sul libero mercato. Soluzione adottata anche dal presidente statunitense Frenklyn Delano Roosvelt tra il 1934 e il 1938. Nell’area Euro, invece, si attuò una politica di “Austerity” promossa dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. L’ “Austerity” era caratterizzata da forti tagli alla spesa pubblica e anche da una pesante tassazione che avvantaggiava i ceti medio-alti e gravava sui ceti medio-bassi impossibilitati a pagare pesanti oneri fiscali per sanare il bilancio dello Stato. Infatti la Grecia, che era lo stato più colpito dalla crisi dell’area Euro, cadde in una profonda crisi economica a partire dal 2008 risolta solo dopo dieci anni. Ad avvantaggiarsene dell’ “Austerity” furono, prevalentemente, la grande industria e i poteri finanziari. Questo causò un forte malcontento in buona parte dell’area Euro che, in breve tempo, determinò l’ascesa di movimenti euroscettici come il “Fronte Nazionale” francese, il “Movimento 5 Stelle” italiano e altri.

Nel giugno del 2014, dopo che il presidente statunitense Barack Obama ordinò il ritiro delle forze di pace in Iraq, si affermò nel centro-nord del paese lo Stato Islamico, più conosciuto col nome di Isis, un’organizzazione terroristica islamica-sunnita radicale che, in poco tempo, attuò una feroce politica basata su feroci uccisioni, esecuzioni, riduzione in schiavitù, violenze e stupri ai danni della minoranza curda e delle altre minoranze cristiane, sciite e sunnite moderate. Gli obiettivi di quest’ultima erano molto simili a quelli di Al-Qaeda. Caratteristica fondamentale dello “Stato Islamico” fu la presenza all’interno di esso di numerosi combattenti stranieri convertiti all’Islam provenienti soprattutto dall’Europa occidentale e dal Nord America. Lo “Stato Islamico” si allargò anche alla vicina Siria dilaniata dalla guerra civile contro il regime di Assad a partire dal 2011. Nel 2015 si insediò in Libia e, precisamente, nella zona di Sirte, dopo che la Libia precipitò nel caos dopo la morte del dittatore Muhammar Gheddafi avvenuta nell’ottobre del 2011 e in Egitto nel nord della penisola del Sinai. Lo “Stato Islamico” allargò le sue azioni violente al di fuori dei suoi confini mediante diversi sanguinosi attentati in Francia, Belgio, Regno Unito, Germania, Spagna, Tunisia, Bangladesh, Stati Uniti, Canada e Australia. Il più grave e sanguinoso fu quello al famoso locale parigino del “Bataclan”, avvenuto nel novembre del 2015 che causò centotrentadue vittime. In più, durante il Capodanno del 2016, ci furono numerosi stupri a danni di donne tra Germania, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca attribuiti ad estremisti islamici. Questo causò un’ulteriore sfiducia nell’amministrazione Usa Obama, nell’Unione Europea, nei confronti della cancelliera Angela Merkel e nelle politiche di accoglienza dei migranti.

Nel giugno del 2016 si tenne nel Regno Unito un referendum che proponeva l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito. L’esito positivo dello stesso fu dovuto soprattutto al rifiuto da parte dell’Unione Europea di ripartire equamente i migranti provenienti soprattutto dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Nell’autunno dello stesso anno vinse le elezioni presidenziali statunitensi il repubblicano Donald Trump, un ricco uomo d’affari newyorchese famoso soprattutto per le sue dichiarazioni razziste e sessiste. La vittoria di quest’ultimo fu dovuta soprattutto alla mancata repressione delle azioni terroristiche perpetrate dallo “Stato Islamico” da parte della precedente amministrazione democratica di Barack Obama.

Nel 2017 la Catalogna decise, mediante referendum, di staccarsi dal resto della Spagna nonostante che la minoranza catalana era ben trattata dal governo di Madrid. Il progetto di secessione, nonostante l’esito positivo del quesito, non ebbe successo e si concluse con l’arresto del presidente della Catalogna Charles Puidgemont, principale artefice del referendum, tra Germania e Danimarca. Oltre alla minoranza catalana in Spagna si sono svolte anche manifestazioni separatiste, a volte violente, da parte della minoranza tedesca italiana della provincia di Bolzano. Nonostante che le due minoranze sopracitate erano trattate bene dai governi di Madrid e Roma, l’Unione Europea non sembra aver indagato abbastanza sull’origine di tali fenomeni separatisti.

Tra il 2017 e il 2018 ci furono tre omicidi di giornalisti investigativi all’interno dell’Unione Europea. Il primo fu quello della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia avvenuto nell’ottobre del 2017 mediante autobomba e quelli del giornalista slovacco Jan Kucak, ucciso assieme alla sua compagna a colpi di pistola, nel febbraio del 2018 e, infine,  quello ancora più brutale della giornalista e direttrice televisiva bulgara Viktoria Marinova uccisa, percossa e stuprata in un parco di Ruse sulle rive del Danubio nell’ottobre dello stesso anno. Le indagini dei tre giornalisti sopracitati erano indirizzate soprattutto sullo scandalo dei  “Panama Papers” e sull’utilizzo illecito dei fondi dell’Unione Europea.

L’ultimo importante avvenimento di svolta sono state le ultime elezioni nazionali in Italia del marzo del 2018. Queste ultime hanno decretato una vittoria schiacciante del “Movimento 5 Stelle” e della “Lega” che sono entrambi partiti dichiaratamente euroscettici. Nonostante le politiche di governo discutibili di entrambi i gruppi politici riguardo all’emigrazione e al rapporto col resto dell’ Unione Europea, le forze di opposizione filoeuropeiste, soprattutto il Partito Democratico e Forza Italia, sembrano del tutto incapaci di opporre un programma alternativo di governo delle forze euroscettiche sopracitate.

A questo punto è opportuno opporre una giusta alternativa alla politica internazionale prevalentemente sovranista ed euroscettica. Per quanto riguarda l’Unione Europea e la Nato è opportuno stabilire una politica basata sulla prevalenza degli interessi euro-atlantici senza però escludere il resto del mondo. La politica di “Austerity” dev’essere prontamente sostituita da una politica di risanamento del bilancio basata soprattutto sul microcredito. Gli emigranti, provenienti soprattutto dal Nord Africa e dal Medio Oriente, vanno equamente redistribuiti all’interno dei ventotto membri dell’Unione Europea applicando le dovute sanzioni ai paesi che si rifiutano di partecipare. Inoltre, per quanto riguarda le libertà fondamentali, anche quella di stampa, dev’essere applicato a tutti gli stati membri dell’Unione Europea l’articolo 11 del “Trattato di Maastricht” riguardante le libertà democratiche fondamentali ricorrendo ai dovuti provvedimenti in caso di violazione da parte di uno o più governi degli stati membri. Per quanto riguarda i fondi dell’Unione Europea è importante inviare ispettori appartenenti a ciascuno stato dell’unione per vigilare sul corretto utilizzo degli stessi. Riguardo alla politica internazionale è di fondamentale importanza che la Nato, la Russia e la Cina facciano fronte comune contro il terrorismo islamico di Al-Qaida e dello Stato Islamico.

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