nave diciotti migrantiAbbiamo assistito tutti, tramite i principali mezzi di comunicazione, alla condanna mediatica dell’operato dell’attuale Ministro degli interni Matteo Salvini. Quest’ultimo è accusato, a più riprese, di sequestro di persona ed abuso di ufficio per aver trattenuto sulla nave “Diciotti”, ormeggiata al porto di Catania, numerosi migranti che erano partiti alla volta dell’Italia e dell’Europa perché in fuga da situazioni di guerra e miseria. Senza dubbio chi fugge da situazioni di guerra e miseria deve avere la priorità assoluta ma, dal momento che l’Europa da ormai dieci anni è attanagliata da una profonda crisi economica e politica, è opportuno rivedere le cose.



Non è certo edificante trattenere numerosi migranti su una nave sovraffollata che sono anche, molto spesso, vittime di scafisti violenti e dispostici. Le domande che dobbiamo porci sono ben altre. Questi migranti, una volta scesi sulla terraferma dalla nave, sarebbero stati collocati degnamente a Catania e dintorni dal momento che la città, in vista della stagione estiva, è meta di molti turisti e numerose famiglie, come molte altre nel resto d’Italia e d’Europa, sono alle prese con gravi problemi economici e familiari? In più l’Unione Europea, formata attualmente da ventotto stati di cui solo quindici sono disposti ad aiutare l’Italia coi migranti, è ancora un’istituzione degna di contrapporsi alle contestabili politiche sui migranti del Ministro Salvini? Le istituzioni, soprattutto sanitarie, di Catania e dintorni hanno fatto tutto il possibile fino a quando i migranti non hanno lasciato la nave in questione? La risposta che si può dare è solamente una.

E’ giusto processare il Ministro dell’Interno se non ha rispettato la legge ma è anche giusto indagare anche sulle istituzioni catanesi. In più gli italiani non sono a conoscenza esatta di cosa ha commesso veramente il Ministro Salvini e sono anche all’oscuro sull’operato delle istituzioni catanesi a riguardo. Inoltre si è accusato anche il Ministro in questione di essere insensibile alle tematiche della violenza sessuale sui profughi in questione avvenute nei campi profughi e perpetrate dagli scafisti. Prima di lanciare i nostri strali su Salvini è opportuno farci un esame di coscienza facendo una breve storia del reato di violenza sessuale in Italia. A partire dalla riforma del Codice Penale del 1948 gli articoli 519 e seguenti sono apparsi subito molto severi riguardo ai reati di violenza sessuale.

Ma non tutto fu risolto perché una legge del Codice Rocco del 1930, attiva fino al 1981, prevedeva l’assoluzione dell’imputato di stupro in caso quest’ultimo decideva di sposare la vittima. Ricordiamoci bene che all’epoca non era al potere la Lega di Salvini ma la Democrazia Cristiana che era il partito più democratico ed europeista italiano. A questo si aggiunse la riforma del Codice di Procedura Penale del 1988 che prevedeva e prevede ancora la prescrizione di qualsiasi reato tranne i reati di ergastolo e le pene accessorie. Stando così le cose un imputato per stupro, se scadono i termini di prescrizione, può tornare libero ancora oggi. Infine, da alcuni anni a questa parte, le cronache sono piene di casi di donne violentate o uccise dal proprio marito o compagno. Nonostante la forte campagna mediatica a riguardo il fenomeno continua a persistere. In più si sentono alcuni casi, come quello accaduto alcuni anni fa in un paese dell’Abruzzo, dove una donna violentata viene allontanata dal suo comune di residenza senza un’ordinanza scritta dal giudice o magistrato di competenza. Per ovviare a tutto questo occorre riformare la prescrizione applicandola solo ai reati minori.

Un’altra cosa importante da sottolineare è il concetto di doppia morale da parte del governo espresso soprattutto dal senatore PD Matteo Renzi. Quest’ultimo dimentica che è stato lui stesso, seppur indirettamente, a spianare la strada all’attuale esecutivo con la personalizzazione del referendum costituzionale del 6 dicembre del 2016 che consisteva nel fatto che, in caso di vittoria del no, Matteo Renzi si sarebbe dimesso dal governo.

Dobbiamo tenere presente che la nostra costituzione non prevede referendum sul mantenimento in carica o meno di un governo e questo dimostra chiaramente che il comportamento di Renzi all’epoca era chiaramente incostituzionale. Se un premier non si sente più di guidare un governo la nostra costituzione prevede una lettera scritta di dimissioni rivolta al Capo dello Stato. Nonostante ciò anche questo sarebbe stato disdicevole dal momento che il paese attraversava una profonda crisi politica ed economica. Il caso volle che vinse il no e Renzi, come aveva promesso, lasciò il governo condannando l’Italia ad una situazione di incertezza economica e politica. Il premierato così passò all’ex Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Quest’ultimo si rese protagonista di disastrose riforme nel campo della scuola, del lavoro e dell’economia. La riforma scolastica de “La Buona Scuola”, promossa dal Ministro dell’Istruzione dell’epoca Stefania Giannini, prevedeva che in ogni scuola italiana il capo d’istituto era il primo responsabile di tutto ciò che succedeva all’interno dell’istituzione. In più erano previste l’eliminazione di graduatorie e supplenze che dovevano essere sostituite dalla chiamata diretta del capo istituto. La Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, subentrata a Stefania Giannini col governo Gentiloni, ha ripristinato le graduatorie stravolgendo completamente la legge de “La Buona Scuola” e destabilizzando in poco tempo la scuola italiana. Infatti gli episodi di violenza nei confronti di molti docenti italiani sono dovuti soprattutto a questo.

L’eliminazione del “Jobs Act” e dei “Voucher”, volute dal governo Gentiloni, non hanno fatto altro che aumentare il lavoro precario. In più la riforma economica, elaborata a quattro mani col Ministro Carlo Padoan, basata sulla tempestiva presentazione dei conti in ordine all’Unione Europea non ha fatto altro che avvantaggiare banche, finanziarie, società fornitrici energetiche e telefoniche e ha gravato sui ceti medio-bassi che, seppur impossibilitati a far rientrare i loro conti per ragioni soprattutto economiche, si son dovuti dare da fare comunque a far quadrare i conti.

Data la situazione che si è venuta a creare, con le ultime elezioni avvenute a marzo 2018, gli italiani hanno preferito votare per il  Movimento 5 Stelle e per la Lega che promettevano politiche scolastiche, economiche e lavorative più adatte alle esigenze dei ceti medio-bassi. In più la coalizione del candidato premier Matteo Renzi aveva inserito al suo interno elementi dissidenti del PD e il movimento post-socialista “Insieme”. Questi ultimi sono legati, assieme al Movimento 5 Stelle, a numerosi movimenti antagonisti come i “No Tap” e i “No Tav”. Il Tap e il Tav erano opere pubbliche promesse dallo stesso Matteo Renzi quando era al governo e, in caso di revoca delle stesse, tutti gli italiani sono chiamati a pagare una penale che graverà soprattutto sulle fasce sociali più deboli. Renzi allora ci pensi molto bene prima di parlare di doppia morale. Basta prendere in giro gli italiani! E’ ora che Matteo Renzi si faccia da parte e dia il via alla fase nuova del PD da lui stesso evocata nel suo discorso dopo le ultime elezioni.

Questa nuova fase dev’essere caratterizzata da un nuovo PD capace di integrarsi perfettamente con le socialdemocrazie europee e che rompa totalmente con politiche di sinistra vicine all’asse Cina-Cuba che basa ancora la sua politica internazionale su una ripulitura del mondo dal neofascismo europeo e non e da una totale noncuranza delle conseguenze che gravano sui popoli coinvolti. In più, con le prossime elezioni europee del 2019, è importantissimo che gli elettori dei ventotto paesi dell’Unione Europea si concentrino su partiti filoeuropeisti che promuovano una politica solidale per l’emigrazione e per altri importanti problemi e che mettano al primo posto la sovranità di ogni stato dell’unione. Solo così un’eventuale condanna giudiziaria del Ministro dell’Interno Salvini può avere gli effetti sperati.

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