matteo posterPer tutto il pomeriggio squilla il telefono. Prima Michela, poi Anna Rita e ancora Daniele e Francesco. Sono stati tra il pubblico ad ascoltare il 4 e 5 agosto due serate di pianobar con Elena & Matteo.  “Quando si replica? E’ stata una bella serata, vogliamo tornare in piazzetta a Monacizzo a mangiare e sentire musica”.

Questo mi dicono gli amici quasi si fossero messi d’accordo. Uno di loro dice “se lo fate di nuovo mi porto una tanghera e vi offro due balli di tango con le vostre musiche dal vivo, vedo che date un ritmo eccezionale a tastiere e voce”.

Chi offre questo dono è Francesco.  Chi scrive è la vocalist del duetto mentre Matteo è lo chef prestato alle tastiere per due sere di seguito. “Non lo so, rispondo” ma in cuor mio sono felice che abbiano apprezzato la nostra performance musicale, nata quasi per gioco, senza uno straccio di prova pregressa.  Ma quando c’è la passione tutto fila liscio. Io scappavo di casa a 6 anni per vedere Albano e Romina Power che cantavano nei famosi film Musicarelli. Il cinema era all’aperto “l’Arena” di Peppo Jo a Carosino. E quella passione per la musica non si è spenta mai. È rimasta all’angolo per un po’ per colpa di chi non crede in lei, ma poi si è rianimata è ha tirato fuori le note e sincope gioiose. La musica diventa una gara con te stessa, continuamente, per migliorare il tuo livello artistico.

E Matteo con le sue improvvisazioni m i metteva alla prova con la forma consolidata del tema assolo tema. Il volume aumentava man mano che il pubblico esprimeva il suo consenso. Sergio, uno dei gestori del ristorante ogni tanto spiava compiaciuto dalla porticina. Questo significava che la musica aveva creato un vero e proprio coinvolgimento emotivo. Non erano musiche sdolcinate. Anche se si suonava “The man a love” e poi si passava a “Figli delle stelle”, gli accordi e le improvvisazioni erano straordinari, autentici, non ammiccavano per avere consensi. Non si mandava una colata di sciroppo sopra il pubblico. Assolutamente no.

Se si passava da “Summertime” a una ninna nanna che faceva incazzare il papà impacciato a far addormentare la figliola, la serietà del musicista era insindacabile, sia che facesse jazz sia che facesse Pop. Suonava musica Matteo Robustella, non sottofondo musicale. La differenza è notevole. I suoni erano puliti e a volte sporchi. Gli ultimi erano i preferiti della vocalist, quasi uno squittio di topolini, talmente ritmati da fare abbozzare qualche passo di tip tap come si faceva in origine nei locali di fumo e musica jazz. Se questo linguaggio nella sera del 4 e 5 agosto è stato ascoltato alla L'Ua, insieme agli amici di promozione sociale Torreovo&friends  (pagina FB) allora sta cominciando a nascere qualcosa. E allora è giusto che io risponda: “non so amici quando risuoneremo, vi farò sapere al più presto”.

Alla prossima    

Un omaggio al grande chansonnier, Charles Aznavour

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