piccaCome si legge dai suoi profili web Francesco Picca è nato la prima volta nel 1970 e rinato decine e decine di volte dopo, una laurea in Economia che si rifiuta di entrare nella sua vita e nella sua scrittura e che per prima lo ha spinto verso il rifugio creativo dello scrivere come antidoto alla monotonia accademica.

Un passato da nomade, in giro di città in città, per lavoro e per scelta, un viaggio di trasformazione che somiglia ancora molto al suo presente. Anche il presente è in subbuglio, come un bel vino novello.

Ed essendo ospiti in una cantina, sede ufficiale dell'associazione Fucarazza, alla fine di Gennaio a Carosino, la similitudine non fa una piega. L’anima del viaggiatore lo avvinghia. Francesco ha fretta, ha passione, non può vivere senza scoperta, la curiosità è il motore del suo mondo.

Ecco cosa dice proprio Francesco: “I miei viaggi assomigliano alla fuga di un ladro. Affondo le mani nel mio disordine e porto via poche cose” scrive in un suo racconto. E di poche parole, limpide, stringate, è fatta la sua scrittura. Vita e lettere si incontrano e si danno la mano, riconoscendosi. Questo mostra la limpidezza del nostro autore. Scrivere non per nascondersi ma per manifestare ciò che l'occhio potrebbe non vedere

Lacca è una raccolta di 19 racconti in cui i paesaggi e i misteri si alternano in un crescendo emotivo. Ma con il verso nel racconto e col racconto che si fa verso. Con la bellezza di leggere in prosimetri. Fusione tra prosa e poesia, e in questo caso lo aiuta il suo stile, fatto di frasi brevi, di sintassi stringata, senza paratassi. Francesco ricerca continuamente la massima brevità d’espressione come dice egregiamente nella presentazione del libro Giuseppe Pagliarulo.

Ogni storia narrata da Francesco ha un insegnamento di fondo che ci riguarda, ci appartiene, se vogliamo considerare in toto il concetto di civitas: dal non desiderare altro che il benessere di sé e dell'altro vicino a noi, all’importanza della natura e dei suoi spazi, all’essere sempre se stessi, al non badare troppo al materiale. Ma con sullo sfondo un tema onnipresente: il viaggio. Viaggio che può essere reale o immaginario, fatto di immagini vere o di luoghi della fantasia. Maggiormente sviluppati alcuni racconti, tra questi quello che da il nome al libro, ma piacevoli anche i racconti brevi, anzi brevissimi, fatti di poche pennellate di una seconda parte forse più ricca di spunti di riflessione.

Tante le domande che nella serata in cantina sono state poste all'autore.

Ma la poesia ha ragione di essere oggi?

Vive in un luogo abitato o in un luogo bolla per pochi, senza possibilità di comunicazione?

Una volta Dacia Maraini, mentre leggeva le sue poesie in pubblico fu fischiata.

Prima di scendere dal palco disse sconfitta... “avete ragione la poesia ha perso, non serve più a nessuno”.

Al lettore e a Francesco potremmo chiedere:

e tu cosa ne pensi?

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