oliva tritoloDopo il successo di alcuni mesi fa, torna a Galatina Gianni Oliva, giornalista pubblicista e storico. Preside di liceo e docente universitario, è stato assessore alla Cultura della Regione Piemonte. Ci presenta “Anni di piombo e di tritolo”, un libro sul terrorismo nero e rosso, da piazza Fontana alla strage di Bologna. L’evento si svolgerà presso il Circolo Arci Levera Noha, sito in Via Bellini 24 sabato 18 maggio alle ore 18.

“E’ un onore avere ancora tra noi il professore Gianni Oliva” dichiara Pierantonio De Matteis, consigliere comunale di Andare Oltre. “Già in occasione del convegno sulle foibe, organizzato anche in collaborazione con la Consulta dei Giovani, che abbiamo svolto al Palazzo della Cultura, è stato un piacere ascoltare la sua lezione di storia e di ricostruzione dettagliata del nostro passato. Sono momenti come questi che ci arricchiscono e ci proiettano verso la conoscenza e la consapevolezza di ciò che è stato. Ringraziamo ancora una volta il professore per la sua presenza e la sua sensibilità e invitiamo chiunque fosse interessato a non mancare a questo appuntamento che si svolgerà in uno dei luoghi simbolo della rinascita culturale di Galatina” ha concluso De Matteis.

Di seguito la scheda del libro di cui si parlerà:

Dal 12 dicembre 1969, quando esplode la filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana a Milano, fino all'assassinio di Roberto Ruffilli da parte delle Brigate Rosse il 16 aprile 1988, in Italia sono state ammazzate quasi quattrocento persone, e oltre mille ferite e rese invalide. Sono gli anni di «piombo e di tritolo», la stagione degli attentati a mano armata del terrorismo «rosso» - che uccide magistrati come Emilio Alessandrini, operai come Guido Rossa, giornalisti come Carlo Casalegno e Walter Tobagi, che sequestra e condanna a morte il presidente della Dc Aldo Moro - e delle stragi «nere», con gli ordigni esplosivi di piazza della Loggia, del treno Italicus e della stazione di Bologna. Quale intreccio si stabilisce tra questi due fenomeni di segno ideologico opposto? Come si inseriscono le violenze nella storia dell'Italia sospesa tra modernizzazione e democrazia bloccata? In un racconto articolato e drammatico, Gianni Oliva ripercorre i fatti di quegli anni. E ricostruisce l'Italia dei due decenni precedenti, un paese a due velocità, stretto tra le aperture della Costituzione e le rigidità del Codice Rocco: da un lato conservatrice e retrograda (nel 1954 condanna al carcere la «Dama Bianca» di Fausto Coppi per adulterio), dall'altro Paese del miracolo economico, che si sposta con la Vespa o la Seicento, compra il frigorifero e il televisore e rimescola le sue culture con milioni di lavoratori trasferiti dal Meridione al Nord. Un convulso processo di modernizzazione che avrebbe avuto bisogno di essere governato dalla politica attraverso riforme profonde, capaci di disegnare un nuovo patto sociale. Ma è proprio ciò che in Italia non c'è stato, con il risultato di divaricazioni sempre più nette: il terremoto dei movimenti di piazza ha alimentato nella destra radicale i timori di una deriva comunista, e nella sinistra extraparlamentare l'illusione di una rivoluzione imminente. Lo Stato alla fine ha vinto la guerra, ma solo dopo aver perso (per colpa) troppe battaglie. Un libro per ricordare ciò che è stato ai tanti che l'hanno dimenticato, e farlo conoscere a quelli nati dopo e cresciuti in una scuola dove la storia antica è molto più in onore di quella contemporanea: un contributo a fare i conti con il passato, in un paese dove è troppo facile rimuovere.

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