cop.-spiga-per-lahlimUna spiga per Kahlim è la storia di Margherita, Maua, di dodici anni che vive in Uganda, nel villaggio di Gulu, con i genitori impegnati nella Missione, guidata da padre Antonio, detto Musaka; a fianco alla ragazza vive come gemello, Kahlim; entrambi aiutano sia nel preparare piatti ai bisognosi, sia nelle cure mediche; non mancano le avventure nello spazio naturale della savana; in uno di questi giorni, compiono una promessa: nessuno dei due avrebbe permesso che l’altro avesse fame.

La famiglia di Maua, per altri incarichi, si trasferisce a Milano; l’inserimento della ragazza nella nuova scuola è difficile, ma tra pregiudizi e nuovi stili di vita conosce un gruppo di amici accogliente e Rudi, uno studente straniero, laurendo in Scienze dell’agricoltura.

Con l’approssimarsi dell’Expo, l’insegnante assegna di stilare un progetto. Il gruppo di Maua decide di portare Kahlim a Milano, affinchè parli direttamente dei problemi che affronta quotidianamente l’Africa.

Superando le difficoltà, il progetto si realizza. Kahlim giunge nel capoluogo lombardo e al grande pubblico dona spighe di grano cresciute sulla sua terra strappata alla siccità; nella chiusa del discorso, il ragazzo africano chiede sostegno per avviare una agricoltura capace di sollevare la fame nel suo continente e portare l’acqua nei luoghi abitati, evitando che la gente muoia ancora di stenti. Un discorso applaudito che smuove gli animi dei partecipanti. Kahlim ringrazia i giovani amici, che dopo due anni, restituiscono la visita, recandosi nel villaggio ugandese; il romanzo si chiude con toni di speranza: una nuova scuola si erge nel villaggio (costruita con lasciti di benefattori conosciuti proprio a Milano), con tante nuove iscrizioni. Il riscatto, dunque, passa attraverso l’istruzione.

In Una spiga per Kahlim ci sono diversi temi che salgono all’altezza della coscienza, pur senza nessuna tirata moralistica; troviamo, infatti, temi del sottosviluppo, dell’ipoalimentazione, della fame che oblia i sensi e i corpi, dell’emergenza sanitaria, della corruzione anche sugli aiuti umanitari, delle guerre tribali, della desertificazione.

Argomenti forti e drammatici rispetto ai quali il romanzo non è mai né apocalittico né scorato, ma vi è sempre un richiamo positivo sulle possibilità umane. Ad esempio, Kahlim vuole essere artefice del suo destino e non un assistito a vita; dunque, emerge indirettamente nella narrazione una proposta, neanche tanto velata, che gli aiuti, per evitare che diventino elemosina, devono creare le condizioni della rinascita e dell’autonomia; in altre parole, si può e si deve cambiare passo nella politica degli aiuti umanitari!

Significativi nel romanzo della Segré sono gli attacchi frontali alla spreco di cibo nella società del benessere: parte dei piatti delle tavole imbandite dei paesi opulenti finisce in pattumiera (un miliardo e trecento milioni di tonnellate di cibo, che sfamerebbe 2 miliardi di persone). Ecco la ragione della rabbia di Maua, che la porta ad aggredire l’amica di classe schizzinosa e snob. Un problema di coscienza, dunque; e l’atteggiamento della nostra eroina, avvince non poco il lettore adolescente, di per sé pasionario, sicchè il romanzo della Segré può certamente far compiere un’esperienza del mondo reale e far acquisire un nuovo punto di vista.

Nel romanzo troviamo un altro aspetto fondamentale, nascosto dietro un espediente narratologico: la funzione pedagogica della famiglia. È l’esempio del padre e della madre medico, che permette a Maua di conoscere il sottosviluppo, di assimilarlo, operando successivamente un accomodamento, una risposta, già modellata, però, nell’atteggiamento donante dei genitori, nel loro essere volontari nella Missione e nel sovvenire giornalmente ai problemi sanitari e alimentari di tanti disperati. La pedagogia dell’esempio crea un Io forte, capace di discernere subito, lo scopo umano di vivere per sé e per gli altri, in un ideale, quanto auspicabile, Noi.

Un ultimo aspetto, per cui dire grazie all’Autrice, alla direttrice della collana “Il parco delle storie”, Fulvia Degl’Innocenti, e alle Paoline, è la rappresentazione del ruolo silenzioso, penetrante, efficace e insistente svolto dalle Missioni, in Africa come negli altri paesi bisognosi d’aiuto. Nel romanzo tanti sono gli uomini votati al prossimo, che lavorano senza clamori, come se la solidarietà sia cosa naturalissima. Dunque, è come illuminare per pochissimo un angolo troppo spesso in penombra (Il bene non attira la cronaca! Ma non è un difetto).

Leggere Una spiga per Kahlim è come inforcare gli occhiali e guardare più in profondità il mondo. Un bel libro arricchito dalle tavole di Angela Allegretti sotto forma di fumetti, che animano la storia, contribuendo a delineare personaggi e momenti clou della narrazione.

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