massimiliano-verga-galatina-gettone-libertaNon c’è una scuola di paternità: qualcuno dovrebbe inventarla. E quando poi, alla tua porta, viene a bussare la cicogna handicappata, la sfida di essere padre si arricchisce di un qualcosa in più di cui avresti fatto volentieri a meno. Massimiliano Verga affronta il discorso con il suo linguaggio crudo che già si era fatto apprezzare in “Zigulì”.
E con lo stesso linguaggio che sa di rabbia, di dolore, di amore e di speranza, ne parlerà a chiunque voglia partecipare all’incontro che si terrà giovedi 10 Luglio a Galatina, promosso da “L ‘Adelfia Soc. Coop. Sociale” alle ore 21 in piazzetta Orsini, dove verrà presentato il suo nuovo libro "Un gettone di libertà”.

Per l'occasione InondazioniTv trasmetterà in diretta web l'incontro che sarà visibile sul sitowww.galatina2000.it .

Massimiliano Verga insegna Sociologia dei diritti fondamentali all'Universià degli studi di Milano-Bicocca. Nel 2012 ha scritto Zigulì, il libro shock sulla disabilità che ha commosso migliaia di lettori e lettrici.

Dalla sua pagina Facebook leggiamo: «La paternità non è un fatto di sangue. Per come la vedo io, la paternità è qualcosa d'altro: è un susseguirsi di domande e voglia di esserci. Non esiste un manuale di istruzioni della paternità buono per tutte le occasioni. Esiste soltanto una risma di fogli bianchi che i tuoi figli ti aiutano a riempire. Fogli pieni di inevitabili errori, poesie improvvisate, arrabbiature ricorrenti, dolci sorprese. Fogli dove giorno dopo giorno annoti i tuoi goffi tentativi di regalare loro il dono più prezioso: quello di essere liberi e di non rinunciare mai a essere se stessi. Dei miei tre figli, uno è disabile. Moreno non vede, non parla e non può capire quasi nulla di quello che gli succede intorno. Moreno non sarà mai un uomo libero, anche se io fossi il padre migliore del mondo. Perché Moreno non può scegliere. Con Jacopo e Cosimo, posso provare a mettere nelle loro tasche un gettone di libertà. Magari minuscolo e un po' ammaccato. Ma posso sperare di riuscirci. Con Moreno, invece, so che non sarà mai possibile.
Insomma, ho imparato presto che alcune partite non si potranno mai vincere. (In questo, essere interisti aiuta…) E col tempo ho anche imparato che, in ogni caso, non è soltanto la tua responsabilità di padre a importi di giocarle. Perché quelle partite meritano di essere giocate comunque, anche se sai che non porterai a casa i tre punti. Per un motivo molto semplice: quelle partite possono essere anche tremendamente divertenti.»

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