locandina 2Un viaggio insolito nel Tacco d’Italia attraverso quindici itinerari tematici   
In edicola a partire da venerdì 11 giugno in abbinata col Quotidiano

Quindici itinerari per scoprire il Grande Salento, nel nuovo volume curato da Lino De Matteis e che, da venerdì 11 giugno, sarà in edicola in abbinata col “Nuovo Quotidiano di Puglia”. Un secolo di suddivisione amministrativa di Terra d’Otranto tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto non è riuscito a frammentare idealmente, culturalmente, turisticamente ed economicamente un territorio che, per sua intrinseca natura geografica ed esperienza storica, è, invece, fortemente unitario.
    
La penisola salentina è una terra meravigliosa, ricca di storia e di umanità, che si presenta con una variegata cornice naturale: dal mare alla campagna, dalle serre alle pianure, dalle murge alle gravine. Per riscoprire unitariamente il Salento e guardare in modo organico al “Tacco d’Italia”, si suggeriscono degli itinerari tematici che, talvolta, si intrecciano tra di loro e si intersecano con i confini amministrativi delle tre province: percorsi storici, culturali, geografici ed economici che non sempre, e non necessariamente, hanno una continuità fisica e geografica, ma, talvolta, si articolano con discontinuità sul territorio restando accomunati dalla tematicità che li contraddistingue. Percorsi che meglio esprimono e valorizzano le caratteristiche più autentiche e rappresentative del Salento: dal Capo di Leuca alla Grecìa Salentina, dalla Magna Grecia alla Riviera dei Trulli, dalle Serre Salentine alla Terra dell’Arneo, dalla Terra d’Otranto alla Terra dei Messapi, dalla Terra delle Gravine alle Terre del Vino e dell’Olio, dalla Valle d’Itria alla Valle della Cupa, dalle Giudecche all’Albania Salentina.
Gli itinerari che si propongono non rappresentano, dunque, un percorso in senso classico della continuità fisica, non sempre almeno, ma suggeriscono un’idea, un’esperienza tematicamente per conoscere più profondamente il territorio, per dare un senso complessivo, una visione d’insieme, una panoramica su come sia possibile guardare al Salento senza i limiti e i vincoli dei freddi confini provinciali, guardandolo attraverso le caratteristiche più proprie e autentiche del territorio.
Il “Grande Salento” è un’espressione geografica che indica un’area più vasta della penisola salentina vera e propria, quella che si può facilmente evidenziare tracciando una retta da Massafra a Fasano. Il Grande Salento comprende anche alcuni territori della Valle d’Itria che si estendono nel Barese e alcuni Comuni delle gravine jonico-salentine, propaggini delle Murge, che si proiettano verso Matera, facendo parte amministrativamente della Provincia di Taranto.
Il Grande Salento richiama alla memoria l’esperienza storica dell’antica “Terra d’Otranto”, che comprendeva sotto la propria giurisdizione i territori delle attuali tre province di Brindisi, Lecce e Taranto. La regione storico-geografica di Terra d’Otranto, è stata una circoscrizione amministrativa per quasi un millennio, dal XII al XX secolo, prima durante il Regno di Sicilia, poi nel Regno di Napoli, quindi nel Regno delle Due Sicilie e, infine, nel Regno d’Italia. Con l’unità d’Italia, l’antica Terra d’Otranto assunse la denominazione di Provincia di Lecce fino all’inizio del secolo scorso, quando, durante il ventennio fascista, venne smembrata con il distacco della Provincia di Taranto (1923) e, poi, di quella di Brindisi (1927). La Terra d’Otranto era compresa anche nel Principato di Taranto, instituito dai normanni dal 1088 al 1465, durante il Regno di Sicilia. Nel corso degli eventi storici più caratterizzanti, il Grande Salento è stato, dunque, sempre un unico territorio, anche se con funzioni amministrative e denominazioni diverse.
Percorrere il Grande Salento oggi significa riscoprire una storia antica, rivivere le civiltà che lo hanno attraversato, assaporare la cultura e le tradizioni di una popolazione fortemente identitaria ma sempre aperta al nuovo, gustare i sapori della sua secolare gastronomia, restare affascinati dal suo folklore, apprezzare il calore della sua accoglienza, ammirare i colori della sua natura, del suo mare, delle campagne attraversate da muretti a secco e disseminate da pajare, lasciarsi avvolgere dal fascino misterioso dei villaggi rupestri, restare incantati dai suoi centri storici e dall’architettura dei suoi edifici d’epoca, vivere le tradizioni della Grecìa Salentina, dove si parla ancora il griko, e quelle della comunità arbëreshë dove si respira aria d’Albania.
GLI ITINERARI
L’Albania salentina
Tra gli arbëreshë tarantini
Il Salento è stato, nel XV secolo, terra di accoglienza del popolo albanese in fuga dagli invasori musulmani. La storica provincia di Terra d’Otranto accolse numerosi insediamenti di soldati e profughi albanesi, che, nel tempo, hanno poi dato vita alla così detta Albania salentina. Un’enclave arbëreshë resta ancora oggi a sud di Taranto, con epicentro il comune di San Marzano di San Giuseppe, che continua a mantenere la lingua, la cultura e le tradizioni della madre patria.
Il Capo di Leuca:  Dove s’incontra Finibus Terrae
È il mitico promontorio japigio, che si protende tra l’Adriatico ed lo Jonio con la Punta Meliso. “Japigia” fu la prima e più antica denominazione data dagli scrittori classici alla penisola salentina e “japigi” furono chiamati i suoi abitanti. Un itinerario lungo i sentieri del Capo di Leuca non può che partire da Santa Maria di Leuca, con la meravigliosa vista panoramica dall’alto del promontorio dove sorge la Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae (XVIII secolo) col faro più a sud della Puglia e la colonna corinzia del 1694.
Le Giudecche salentine: Sulle tracce della presenza ebraica
Il Salento ha legami millenari con il mondo ebraico, essendo stato geograficamente una tappa importante del percorso che, nei secoli, ha visto l’ebraismo espandersi e diffondersi nel Mediterraneo. La presenza di comunità ebraiche nel “Tacco d’Italia” è attestata sin dal tempo della Roma repubblicana. Volendo seguire le tracce della presenza giudaica nel Salento, si può partire dalla “Porta di Sion”, come venne definita Brindisi, per passare poi ad Oria, Manduria, Taranto, Lecce, Otranto e tanti altri centri ancora.
La Grecìa salentina: Dove si parla il “griko”
Nel cuore del basso Salento si trova un’enclave di Comuni ellenofoni, in cui sopravvive, come forma dialettale, il griko. Un’isola linguistica che affonda le sue origini nella colonizzazione bizantina, tra l’VI-IX secolo, quando molti villaggi hanno iniziato a praticare la religione greco-ortodossa e hanno poi avuto per secoli cultura e lingua greca. Una dozzina di questi centri, tra cui Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Sternatia e Zollino, costituiscono oggi l’“Unione dei Comuni della Grecìa Salentina”.
La Magna Grecia salentina: Taranto e la “chora” jonica
Il Salento comprende una delle più importati aree della Magna Grecia, quella parte dell’Italia meridionale colonizzata dai greci, dal VIII secolo a.C. sino ai romani. Città spartana per eccellenza, Taranto è la capitale indiscussa della Magna Grecia, intorno alla quale si trovano i Comuni della vasta area pianeggiante racchiusa dall’arco delle colline joniche, che, come un grande e naturale teatro greco, comprende la chora jonico-tarantina, l’insieme dei territori che producevano le derrate alimentari per la polis.
La Riviera dei trulli: Dalle Murge al mare Adriatico
Una sintesi suggestiva di mare, collina e pianura, un connubio perfetto tra Murge brindisine e costa adriatica, attraverso una vallata digradante verso la Riviera dei trulli nell’Alto Salento. Con alle spalle la Valle d’Itria, la Selva di Fasano e la “città bianca” di Ostuni rappresentano terrazze naturali da cui spaziare con lo sguardo su un panorama affascinante, che si snoda tra campi coltivati, spiagge e basse scogliere, da Torre Guaceto a Savelletri, passando per Rosa Marina e Torre Canne.
Le Serre salentine: Tra i boschi e le colline del Tacco d’Italia
L’arco dei paesi delle Serre Salentine si distende da Nardò-Galatone sino al Capo di Leuca. Addentrarsi lungo questi sentieri significa scoprire un territorio nascosto, lontano dalle meravigliose spiagge; un paesaggio costellato di rocce affioranti e pietre che raccontano del sudore dei contadini per rendere fertile la terra. Paradossalmente le Serre salentine hanno in Gallipoli la loro attrattiva più nota, che, da una parte, penetra nelle acque del mare Jonio e, dall’altra, si apre a raggiera verso l’entroterra collinare.
La Terra d’Arneo: Dove scoppiarono le rivolte contadine
Il profumo e il colore della Terra d’Arneo evocano melodie contadine cantate al tempo della mietitura, della vendemmia o della raccolta delle ulive, racconti nelle notti di luna piena, intorno al focolare e un bicchiere di vino. Fin dai tempi più remoti, gli abitanti dell’Arneo hanno manifestato un forte attaccamento alla loro terra, culminato nelle mitiche lotte contadine della metà del secolo scorso, per difendere la dignità del lavoro e rivendicare le terre incolte dei latifondisti. Capitale indiscussa di questo territorio è Nardò.
La Terra d’Otranto: Dove l’Oriente incontra l’Occidente
Se storicamente con “Terra d’Otranto” si evoca un’area che comprendeva la penisola salentina, fino alla Terra di Bari e alla Basilicata, oggi con questa espressione si intende l’“Otrantino”, una trentina di Comuni distribuiti a raggiera intorno alla città di Otranto. Un viaggio in questa meravigliosa porzione di Salento non può che cominciare proprio dalla “città dei martiri”, Otranto, per secoli gloriosa capitale dell’antica “Terra d’Otranto”, oggi attrazione culturale, storica e turistica di grande fascino e rinomanza internazionale.
La Terra dei messapi: Nel cuore dell’antica civiltà salentina
Tutto il Salento è terra messapica. Popolazione di origine illirica, insediatasi qui sin dall’VIII secolo a.C., i messapi furono chiamati così dai greci perché abitanti una terra bagnata da due mari. Un popolo guerriero che estese la sua influenza dal Capo di Leuca sino alla Terra di Bari e alla Basilicata, lasciando ovunque importanti testimonianze della sua presenza. La piana di Brindisi, detta “Porta d’Oriente” per la sua importanza strategica e geografica, può ben essere considerata la “capitale” della Messapia.
Le Terre del vino: Dove si produce Primitivo e Negroamaro
Una penisola baciata dal sole, con clima mite in inverno e caldo in estate, bagnata da due mari, non poteva che essere il terreno ideale per produrre del buon vino. Le viti sono coltivate un po’ dappertutto nel Salento, ma la produzione si concentra in tre macroaree: una nel Tarantino, con epicentro Manduria-Sava, un'altra nel Leccese-Brindisino, con epicentro Guagnano-Salice Salentino, una terza nel sud-Leccese, con epicentro Copertino-Leverano. La produzione del vino nel Salento ha una tradizione millenaria.
Le Terre dell’olio: Nei franti ipogei, le miniere dell’“oro verde”
Fin dai tempi antichi, questa terra, insieme al vino, è stata grande produttrice dell’“oro verde”. E la testimonianza più evidente di questa antica ricchezza si trova nei “santuari” dell’olio, nei numerosi frantoi ipogei o trappeti, sparsi su tutta la penisola, ma con una particolare concentrazione nel basso Salento, come quelli di Presicce e Gallipoli. Un Salento sotterraneo di grande fascino che vale la pena scoprire, insieme alla sua storia, come l’“olio lampante” che, nel XIX secolo, illuminò le più grandi città d’Europa.
La Terre delle gravine: Nei villaggi rupestri delle Murge tarantine
Un paesaggio pieno di fascino e di mistero, percorso da un’infinità di canyon che ricamano le Murge tarantine, balconi naturali sul mar Jonio. La natura e la storia rendono unica e incantevole la Terra delle Gravine salentine, un’area con una straordinaria concentrazione di insediamenti rupestri e siti archeologici d’eccezionale valore storico e ambientale si ritrova a Ginosa, Mottola, Grottaglie, Crispiano, Laterza, Statte, Castellaneta, Massafra, Palagianello.
La Valle d’Itria: Nella Murgia dei Trulli, patrimonio Unesco
Affascinanti e misteriosi, evocatori di storia antica e operosità umana, i “trulli”, dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, rappresentano un paesaggio unico al mondo. Se la Valle d’Itria è il cuore pulsante, turisticamente più noto e attrattivo di queste tipiche costruzioni pugliesi, la “terra dei trulli”, nel suo complesso, è estesa su un’area più vasta di quella solitamente identificata nel quadrilatero formato dai comuni di Alberobello, Martina Franca, Cisternino e Locorotondo.
La Valle della Cupa: Nel verde “giardino” di Lecce
Lungo i sentieri ombrosi e sereni del “giardino” di Lecce, tra tratturi, muretti a secco e pajare, si è presi dalla suggestione di antiche nobiltà, di giornate trascorse all’aria aperta, tra passeggiate nei boschi e spuntini sotto l’ombra degli alberi. Lo scienziato salentino Cosimo De Giorgi la definiva la “Tivoli dei leccesi”, in quanto, per il terreno fertile e la vicinanza al capoluogo, rappresentava una meta molto ambita dai nobili leccesi che, a partire dal XV secolo, la scelsero per edificare le loro ville estive e residenze di caccia.

 

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