polo3Si può parlare di femminismo ai bambini di scuola primaria? La risposta è sì. Non solo si può, ma si deve. Soprattutto in tempi bui come quello che stiamo vivendo, dove non c’è famiglia in cui la donna non stia portando il peso sulle proprie spalle del tempo sottratto al lavoro (quando non sia costretta addirittura a rinunciarvi) per supportare lo studio dei figli in ddi.

Si deve, perché il rischio è che una ricorrenza importante come l’8 marzo si riduca alla superficiale lettura da parte dei bambini di un’occasione per regalare alle donne di casa una mimosa acquistata frettolosamente dal papà al supermercato per compiacere una presunta vanità femminile. La scuola ha l’obbligo morale di ribadire il significato della Giornata Internazionale della Donna. E i bambini, anche i più piccoli, hanno il diritto di capire. Come sicuramente lo hanno capito i bambini e alle bambine della 4 C e D del Polo 3 della scuola Primaria di Galatina, che, grazie al lavoro della loro maestra, Antonella Marzano, hanno approfittato dello spunto interdisciplinare dato loro dallo studio della antica civiltà egizia per confrontare la condizione della donna nell’antichità e oggi, e scoprire che tanti e tanti secoli fa le donne avevano un peso considerevole nel determinare le sorti di un intero Regno. Un viaggio temporale dal passato al presente, passando per la necessaria contestualizzazione delle lotte femministe contro lo sfruttamento, i bassi salari, le discriminazioni sessuali e la rivendicazione del diritto al voto per approdare al 1977, anno in cui l’ONU, con la risoluzione 32/142, scelse l’8 marzo, quale data ufficiale per celebrare la “Giornata delle Nazioni Unite per i Diritti delle Donne e per la pace internazionale”. I bambini e le bambine hanno poi letto e commentato insieme la bellissima poesia di madre Teresa di Calcutta, “Donna”, un inno e un incoraggiamento all’ottimismo, alla perseveranza e al coraggio delle donne, dinnanzi a cui nessun ostacolo appare insormontabile.

In questo obiettivo la scuola si configura come luogo ideale di confronto e discussione tra mondo maschile e mondo femminile. Viviamo in una società che ancora fatica ad abbattere gli stereotipi che vorrebbero le bambine come esseri dal temperamento docile ed emotivo, solitamente più portate per “natura” alle attività domestiche rispetto ai maschi (e meno, per esempio, allo studio della matematica). In tale contesto, i modelli di vita di grandi donne hanno aperto alle bambine la prospettiva di un mondo senza condizionamenti sociali e culturali, un mondo dove più nessuna ingiustizia e nessuna umiliazione potrà piegarle e costringerle a rinunciare ai propri sogni: le vite di Ipazia di Alessandria (matematica, astronoma e filosofa greca), fridaMalala Yousafzai (vincitrice del Nobel per la Pace nel 2014), Frida Kahlo (artista), Samantha Cristoforetti (astronauta), Rita Levi Montalcini (neurobiologa) e molte altre, sono state studiate dalle classi e indicate come fulgido esempio da seguire.

Le attività svolte dalle classi hanno suscitato entusiasmo e curiosità sia tra le bambine che tra i bambini. A questi ultimi, uomini del futuro, è indirizzato l’insegnamento più grande e importante: solo l’educazione al rispetto delle compagne, alla collaborazione, alla parità, possono condurre davvero ad un futuro senza sopraffazioni di genere e all’abbattimento dei rigidi schemi culturali che intrappolano la loro creatività.

Maria Grazia Manco

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