Via crucis - Noha

Archivio video

cartelle esattorialiIn questi tempi di crisi e di difficoltà nei pagamenti, numerose aziende, attività commerciali e cittadini sono loro malgrado destinatari di cartelle esattoriali da parte dell’agenzia delle entrate e della riscossione.

La cartella esattoriale o cartella di pagamento è un atto comprovante l’obbligazione tributaria di un contribuente nei confronti dello Stato. Le somme soggette a riscossione devono prima essere “iscritte a ruolo” nel senso che vengono registrate all’interno di un elenco che sancisce i contribuenti debitori verso il fisco. Ruolo che è definito dall’art.10, comma1, lettera b del D.P.R. 602/1973 come “l’elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dall’ufficio ai fini della riscossione a mezzo del concessionario”.

Affinché una somma possa essere iscritta a ruolo è necessario che l’agenzia della riscossione sia in possesso di un titolo che provi l’obbligazione del contribuente.

La cartella di pagamento deve essere notificata al contribuente e contenere tassativamente la descrizione degli addebiti, le istruzioni sulle modalità di pagamento, l’invito a pagare entro 60 giorni le somme indicate, le indicazioni e le modalità per proporre ricorso, la data in cui il ruolo è stato reso esecutivo.

Nonostante il panico generato dalla ricezione di una cartella esattoriale, bisogna considerare preventivamente se il pagamento della stessa sia dovuto e se ci siano gli estremi per una impugnazione.

La cartella esattoriale può essere contestata infatti per vizi successivi alla notifica dell’atto di accertamento e si dividono in vizi sostanziali e vizi formali.

Tra i vizi sostanziali, ovvero quelli che attengono all’esistenza del credito e all’entità dello stesso, quello più comune è il difetto di motivazione della cartella esattoriale: in pratica la cartella deve recare menzione del motivo posto a fondamento della sua emissione. Tra gli altri vizi sostanziali ricordiamo l’estinzione del pagamento, la sospensione del titolo, la prescrizione del debito (che varia a seconda del tipo di tributo), la notifica a soggetto non legittimato e gli errori di calcolo.

I vizi di forma, invece, sono quelli relativi alla formazione della cartella. L’art. 6 del D.M. n. 321/1999 stabilisce quale deve essere il contenuto minimo della cartella esattoriale ed il mancato rispetto di questo contenuto è spesso motivo di ricorso per i contribuenti. Tra i più comuni vizi di forma abbiamo quelli inerenti gli estremi del tributo, la mancata indicazione degli interessi, la mancata notifica dell’atto di accertamento.

In ossequio, il vizio di forma oggetto della maggior parte delle impugnazioni, però, è senza ombra di dubbio quello inerente la notifica delle cartelle.

La cartella deve essere notificata in prima battuta presso la residenza e in caso di irreperibilità presso la dimora o il domicilio del contribuente. Se il contribuente dovesse risultare irreperibile bisognerà fare la notifica presso la casa comunale. Inoltre in base alle novità introdotte dall’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 24 settembre 2015 n. 159 , a partire dal 1 Giugno 2016 la notifica di qualsiasi atto della riscossione destinato ad imprese individuali, società e professionisti viene eseguita esclusivamente a mezzo PEC.

A tal proposito bisogna chiarire un altro punto controverso. L'Agenzia della riscossione per notificare validamente a mezzo PEC la cartella esattoriale (come anche altri atti della riscossione), deve provvedere a notificare al destinatario una cartella esattoriale firmata digitalmente attraverso un file avente l'estensione ".p7m" e non “.pdf” in quanto quest’ultimo non contiene firma digitale.

Diverse sono infatti le sentenze attraverso le quali i giudici hanno annullato le cartelle, ritenendole illegittime se inviate ad imprese e professionisti in formato “.pdf”. Una di queste è quella del Tribunale di Pavia che, con sentenza n.539 del 27 Marzo 2018, si è pronunciato nel giudizio introdotto da un imprenditore che ha proposto opposizione contro una cartella di pagamento notificatagli a mezzo PEC in formato ".pdf" e quindi non firmata digitalmente.

Detto questo, è bene chiarire che vincere una causa per vizi di forma, in particolare quelli inerenti la notifica della cartella, non cancellerà il debito, ma eviterà al contribuente di subire un'azione esecutiva e condannerà la controparte al pagamento delle spese legali.

Al contrario si può ottenere l’annullamento dei debiti quando si riesce a dimostrare di aver già pagato il debito richiesto dall’agenzia della riscossione oppure nei casi in cui si intenda contestare quanto iscritto a ruolo, se si hanno dei documenti certi che attestino le proprie ragioni.

Per quanto riguarda i metodi di impugnazione di una cartella esattoriale che si ritiene illegittima figurano l'annullamento in autotutela, cioè quando il contribuente autonomamente compila ed invia all'agenzia della riscossione le sue motivazioni in base alle quali ritiene che la cartella sia illegittima. Oppure la richiesta di sospensione dell’esecuzione utilizzabile quando, ritenendo di aver già saldato le somme richieste, attraverso una comunicazione stragiudiziale inviata all’ente creditore, si cerca di comprovare il pagamento già effettuato. In ultima battuta tramite l'impugnazione giudiziale in cui si dovrà presentare istanza di impugnazione al Giudice di Pace o alla Commissione Tributaria entro 60 giorni dalla notifica.

Da questa analisi appare evidente come la variegata gamma di vizi sostanziali e formali che possono presentarsi non sempre pagare una cartella esattoriale ad occhi chiusi può essere la scelta giusta.

E’ altrettanto chiaro che ai fini della cancellazione del debito è importante capire se sussistano vizi di natura sostanziale, che risultano però meno frequenti. Al contrario quelli più frequenti riguardano la forma della cartella stessa. Tuttavia questi non cancellano o riducono il debito e riservano all’ente creditore la possibilità di riformulare e notificare la cartella al contribuente.

Giada Carachino 
Dott.ssa in Giurisprudenza – Praticante Avvocato