13cf9cf0 2d44 4db4 93eb 395ceddf9555Il 25 novembre cade la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una data simbolica in quanto ogni giorno assistiamo a casi che vedono le donne vittime di atti efferati.

In particolare gli avvenimenti degli ultimi giorni ci fanno comprendere come la violenza contro le donne sia tuttavia una triste realtà del nostro Paese e quanti passi in avanti ci siano ancora da fare.

I dati sono molto preoccupanti e crescono se prendiamo in considerazione il periodo di quarantena dello scorso Marzo che purtroppo spesso non ha permesso a moltissime donne di poter chiedere prontamente aiuto. Si stima infatti che il 31,5% delle donne abbia subito una qualche forma di violenza sessuale o fisica nella propria vita, percentuali che diventano preoccupanti in particolare se prendiamo in considerazione le più gravi forme di violenza come stupro e femminicidio. Bisogna però ricordare come i tipi di violenza non si fermino a quella fisica ma vanno ad abbracciare forme come la violenza psicologica, quella economico-patrimoniale fino ad arrivare allo stalking e alla forma del revenge porn. A queste si aggiungono i molteplici pregiudizi che le vittime di violenza devono subire come ad esempio la concezione secondo la quale la donna è responsabile della violenza subita a causa del suo modo di vestire oppure nel caso in cui sia ubriaca o sotto effetto di stupefacenti. Tutti questi pregiudizi vengono inoltre amplificati dalla sbagliata narrazione giornalistica che si fa della violenza. Spesso infatti ci capita di leggere titoli assolutamente inappropriati e racconti giornalistici che cercano di trovare una giustificazione all’efferato atto. Prendendo in considerazione i casi di femminicidio spesso si leggono espressioni come “è stato colpa di un raptus”, “si è trattato di omicidio passionale”, “ha perso la testa perchè non sopportava il pensiero di perderla”, tutte frasi che sminuiscono azioni che non hanno nulla a che vedere con i veri sentimenti. Il cronista concentra così la sua attenzione sul carnefice tramite testimonianze che lo descrivono come un marito e un padre modello che nell’immaginario comune ha fatto qualcosa di totalmente impensabile: il risultato è quello di relegare la figura della donna ai margini della narrazione apparendo questa disumanizzata e responsabile della furia omicida.

Le problematiche non finiscono qui e i fatti più recenti ci mostrano in modo molto chiaro la necessità di trattare e approfondire questi temi in modo da sensibilizzare tutta l’opinione pubblica. Per questo motivo come Italia Viva Galatina, io e altre due ragazze (Giulia Di Leo e Alexia Baglivo) abbiamo deciso di lanciare una campagna social che trattasse i temi sopracitati, aderendo a quella già promossa dal Ministero delle pari opportunità tramite l’hashtag #liberapuoi. Un piccolo gesto che si pone come obiettivo quello di sensibilizzare le persone di ogni età su un argomento di estrema importanza nella speranza che, in futuro, non ce ne sia più bisogno.

Caterina Luceri, coordinatrice Italia Viva Galatina

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