ele presepeSiamo immersi in questi giorni nella bellissima atmosfera del Natale: luci che scintillano per le strade, amplificate da una pioggerellina serale. Come sottofondo le canzoni natalizie e se prestiamo l'orecchio con attenzione, non possiamo che percepire la supremazia dello swing e del jazz nel tempo sincopato di ogni tema. Sarebbe bello sentirle dal vivo nella città capitale del jazz, ma ci accontentiamo dei nostri piccoli paesi di provincia,

che tra le tante canzoni in filodiffusione ci fanno sentire le versioni jezzate di Maruzzella, la batteria di Gegè di Giacomo che parte con le spazzole e termina con l'energia spumeggiante delle bacchette su piatti e tamburi, la chitarra di Franco Cerri, la voce e le mani sulla tastiera di Renato Carosone che fanno sognare, mani che arrivano a velocità incredibili e che quasi volano su toni e semitoni, mentre lui canta col sorriso, come se stesse suonando un pezzo semplicissimo. Ma che semplice non è.

Quando mi immergo in questi suoni, mentre passeggio per le vie del paese, non posso che ricordare quel lontano 1975 quando Carosone ritornò a suonare e il suo nuovo debutto fu trasmesso in TV.

Io ero ospite dei miei zii di Como, gli stessi che mi accompagnavano alle selezioni dello Zecchino d'oro, ai concorsi canori e mi incoraggiavano a cantare. I miei primi fans.

Gli zii e le zie, comodamente seduti sul divano a guardare Carosone in bianco e nero, raccontavano di questo signore napoletano, bravissimo musicista che all'apice del successo aveva deciso di fermarsi e scandire il tempo più lentamente. Ma poi la musica chiama, e se uno il talento ce l'ha non lo può chiudere in bottiglia e lasciarlo andare.

Il talento chiama. E così Renato ritorna alla sua seconda vita da musicista, gira il Mondo, dall'Europa al Brasile, è invitato negli USA, in particolare a New York la terra del jazz. Altri anni a girare col suo amato pianoforte e i suoi amici per poi ritirarsi ancora e dedicarsi alla pittura. E sentire dopo qualche anno un toc toc. La musica bussava di nuovo alla sua porta.

Che miracolo è il talento, per cantanti e musicisti, averlo significa avere un amico fedele per tutta la vita. Guai a tradirlo, l'anima potrebbe ammalarsi.

Io stessa mi rendo conto di quanto sia fortunata ad avere questa amica speciale, la musica, che in questi giorni metto in condivisione con alcuni bravi musicisti che ho conosciuto da poco, e con i quali cerco di provare pezzi classici come “Amado mio”, Quizas, Quizas, Quizas, Georgia, Summertime”.

La sintonia che si respira nelle prove è frutto del miracolo del dono della musica, non ha steccati e parla lo stesso linguaggio, senza distinzione alcuna, in perfetta armonia con i valori del Natale.

Buone feste ai miei lettori

Elena Manigrasso

Efficienza Energia vs Atripalda Volley 3-1

Archivio video
721305b5 d09b 49d4 888b 462f8f48cff2