10 nardo sopraluogo cgil flaiUna coalizione di sindacati e ONG ha lanciato la petizione www.progressi.org/caporalato per l'approvazione del ddl 2217, attualmente fermo in Senato. Tra le organizzazioni: Progressi.org, FLAI Cgil, Lavoro&Welfare, Cittadinanzattiva, il Consiglio Italiano per i rifugiati, ARCI, ASGI, Legambiente e l'Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani.

“Siamo sui campi dalle cinque del mattino e fino a tarda sera, per circa 30 euro al giorno. I caporali prendono 10 euro per ognuno di noi e organizzano anche il trasporto, dentro e fuori la Puglia. Siamo centinaia e lavoriamo almeno 300 giorni l’anno, quindi è facile immaginare quanto guadagnano i caporali”. È la testimonianza raccolta da Progressi, di una lavoratrice di Brindisi, che chiede di restare anonima per paura di ritorsioni.

Il caporalato interessa 400 mila lavoratori agricoli. Si tratta di un giro d'affari illegale di circa 17 miliardi di euro che penalizza l'economia sana del nostro Paese e che interessa tanto il Sud quanto il Nord.

“La campagna prende il via dalla Puglia, un luogo simbolico nella lotta contro lo sfruttamento in agricoltura - dice Vittorio Longhi, presidente di Progressi - il caporalato riguarda tutti, tanto i lavoratori e i produttori quanto i consumatori, per questo motivo è importante che l’intero settore della distribuzione si impegni attivamente”.

La petizione chiede la rapida approvazione del disegno di legge, il ridimensionamento nell'uso dei voucher e il rilancio della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità. Le firme saranno consegnate al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, al Presidente del Senato Pietro Grasso e al Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.
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“La tratta di esseri umani e il caporalato rappresentano il terzo business delle mafie dopo droga e armi. Il caporalato non riguarda soltanto i braccianti stranieri: il business della tratta internazionale (con un giro di affari di decine di miliardi di euro) ha creato una condizione di assoggettamento e dumping salariale, comportando l’aggravamento delle condizioni di lavoro, lesivo della dignità umana, tra braccianti stranieri e italiani, senza distinzioni. Paola, Abdullah, Arcangelo, Zaccaria, Ioan sono morti per le condizioni insostenibili di lavoro a cui sono stati sottoposti: il nostro quotidiano impegno è rivolto a tutte le vittime del lavoro e del caporalato”.

Così i segretari generali di Cgil Valentina Fragassi e Flai Antonio Gagliardi durante la conferenza stampa di lancio della campagna nazionale Stop al Caporalato, Coltiviamo la legalità che si è svolta giovedì 21 luglio a Lecce, nella sala Di Vittorio della Cgil di Lecce. Durante la conferenza stampa è stato esposto il risultato di uno dei quotidiani sopraluoghi svolti dal sindacato nelle aree di Nardò e del Salento, anche con un reportage fotografico, in cui sono evidenti le condizioni gravemente precarie dal punto di vista dell’accoglienza: “Circa 200 lavoratori ammassati in aree senza servizi o “organizzate” da presunti caporali, con ricoveri ricavati da teli in plastica e materiali di scarto. Nel frattempo, nonostante l’impegno delle istituzioni, i campi allestiti sono ancora in gran parte non funzionanti. Preoccupante anche l’evidente presenza, oltre che di lavoratori, anche di donne straniere che sostano nelle aree probabilmente provenienti anch’esse dalla tratta di esseri umani”.

La Flai ha quindi ricordato che, nei prossimi giorni, sarà sottoscritto in Regione Puglia l’Accordo quadro attuativo del Protocollo sperimentale nazionale contro caporalato e lavoro nero. Tra gli impegni presi in questo accordo regionale dalla Flai, c’è la presenza quotidiana, nei campi di accoglienza di Nardò e Foggia, della Tenda Rossa per dare assistenza ogni giorno ai lavoratori.

Nardò è diventato uno dei luoghi simbolo del caporalato e dello sfruttamento nel lavoro agricolo. Ingiustamente. Noi riteniamo infatti che Nardò debba essere considerato il luogo simbolo di rinascita della lotta dei lavoratori per i diritti. Qui, con il sostegno della Flai e della Cgil, è stato organizzato il primo sciopero dei braccianti stranieri in Italia; qui è stata realizzata la prima sperimentazione di collocamento pubblico della manodopera agricola attraverso le liste di prenotazione del centro per l’impiego; grazie al lavoro quotidiano del sindacato e alla collaborazione dei lavoratori, è stato denunciato un sistema illecito di sfruttamento e di intermediazione nel lavoro agricolo ora oggetto di iter processuale. L’inserimento nel codice penale del reato di caporalato, il Tavolo provinciale di coordinamento permanente per il lavoro stagionale in agricoltura in Prefettura a Lecce, e l’avvio della sperimentazione del Protocollo contro il lavoro nero e caporalato sottoscritto al Ministero dell’Interno sono, a nostro avviso, conseguenze positive di una rivolta pacifica e sacrosanta dell’attuale generazione dei braccianti costretti a condizioni di lavoro e di vita insostenibili”.

 “Come tutte le battaglie, anche quella per la legalità nel lavoro in agricoltura va combattuta e può essere vinta, ma occorre far convergere le forze e l’impegno di tutti i soggetti interessati. Per questo diciamo che vanno bene tutte quelle azioni che nascono con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro, di salute e di sicurezza dei lavoratori agricoli: riteniamo però che azioni isolate di un solo Comune salentino, e messe in atto senza il coinvolgimento del Sindacato che rappresenta i lavoratori ed è a stretto contatto con loro, rischiano di essere facilmente aggirate. Siamo convinti che questo percorso potrà avviarsi proficuamente anche con l’Amministrazione comunale di Nardò che proprio domani, venerdì 22 luglio, avrà un confronto con i soggetti stipulanti il contratto provinciale di lavoro per gli operai agricoli.

“Flai e Cgil appoggiano e promuovono la Campagna di Progressi e della coalizione di associazioni con cui si chiede la rapida approvazione del disegno di legge 2217 (Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura), fermo da quasi un anno al Senato. La scorsa estate la Puglia è stata protagonista di una delle pagine più nere della storia del lavoro, con le drammatiche morti di lavoratori stranieri e italiani piegati dallo sfruttamento e dall’assenza di regole e controlli nel lavoro in agricoltura. In una condizione di assoluta emergenza e gravità come quella del 2015 sembrava che questo paese si stesse finalmente muovendo: invece il ddl si è perso nelle cosiddette lungaggini burocratiche. C’è  bisogno di una legge che dimostri una ferma e convinta lotta all’illegalità e allo sfruttamento. La Cgil continuerà la sua battaglia per una legge che punisca le imprese che ricorrono al caporalato”.


Scuola del Teatro Musicale – Tribute to Bohemian Rhapsody

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