sammarcoOre 13 di un giovedì romano (ieri). La pausa pranzo trasformata in occasione per una conference call. Dall’altro lato della “cornetta”, Fabrizio Sammarco. Salentino, classe 1981, è l’Amministratore Delegato di ItaliaCamp Srl, e soprattutto uno degli ideatori del fenomeno ItaliaCamp.La galassia ItaliaCamp è composita, e si poggia su tre pilastri. Nasce nel 2010 come associazione, a cui fa seguito (nel 2011) la fondazione e poi, per l’appunto, la Srl, che presenta, tra i soci, big del calibro di Poste Italiane, RCS, Invitalia, Ferrovie dello Stato. Sono partiti dalle aule universitarie. Ora “esportano” innovazione sociale in tutta Italia.Fabrizio ci ha fatto un bel regalo. Ha deciso di parlarci, “in anteprima”, di LUISS Hub for Makers and Students, il progetto di ItaliaCamp, Università LUISS, Fondazione Brodolini e Comune di Milano. Presentato alla stampa questa mattina, mentre leggete questo articolo.Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Ciao Fabrizio, come nasce l’idea di Milano LUISS Hub for makers and students?

L’idea è nata davanti ad uno spritz e ad alcune pizzette, in un locale romano, in compagnia del Direttore Generale della LUISS, Giovanni Lo Storto. Il 23 dicembre del 2015 eravamo già alla firma dell’accordo istitutivo della RTI (in sostanza, del partenariato), con la quale abbiamo partecipato ad un bando del Comune di Milano. Ovviamente, è stato un confronto nato tra realtà che si conoscevano e si stimavano da tempo. Ma è comunque sintomatico della destrutturazione tipica dei processi di innovazione sociale, che non hanno pressochè nulla di “codificato”.

Le parole chiave di questo progetto sono: formazione, sviluppo d’impresa, creatività digitale, cultura dell’innovazione e autoimprenditorialità 4.0. Come saranno materialmente sviluppate all’interno di questo hub?
Saranno declinate, e tenute assieme, attraverso l’approccio STEAM (acronimo di Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics), già molto diffuso negli USA. L’idea è quella di una formazione destrutturata e non verticale, focalizzata sulle “attitudini” piuttosto che sulle “conoscenze”. In un Paese come l’Italia, potremmo dire che è una sorta di rigenerazione del metodo montessoriano. Attraverso format come gli “STEAM Camp”, e le “STEAM initiatives”, non trasmetteremo solo competenze, ma proveremo a formare un nuovo modo di stare al mondo.Un mondo che, “sommerso” dall’ innovazione, cambierà radicalmente il nostro modo di vivere e di relazionarci, con l’innovazione ma anche con le persone, in qualunque contesto.E poi, questo hub sarà la prima “innovation gallery” d’Italia. Una vetrina che cambierà ogni stagione, e mostrerà a tutti cos’è l’innovazione. Potrà essere guardata, toccata con mano, come avviene in tanti altri negozi del centro di Milano. Farà conoscere l’innovazione in voga (sia essa di processo, di prodotto, di servizio), facendola uscire dal recinto dei luoghi “tradizionali” (incubatori, parchi tecnologici ecc…).

Milano LUISS Hub rappresenta un modello interessante, perché costituisce un punto d’incontro tra realtà diverse: enti locali, università, attori del privato e del sociale. Quale credi debba essere il ruolo di ciascuno di questi players all’interno di uno spazio di questo tipo? Cosa ti aspetti, invece, dal tessuto imprenditoriale locale?
Credo che alla base di tutto, e per ognuna delle categorie che citate, ci debba essere il pensiero “curiosity-driven”. Tutti i soggetti coinvolti in questo progetto non devono smettere di essere animati dalla curiosità. Il nostro vero ruolo è quello. Non stancarsi di cercare l’innovazione, e per farlo bisogna essere costantemente animati dalla curiosità.Dal tessuto imprenditoriale locale mi aspetto che sappia essere altrettanto orientato all’innovazione e alla curiosità, decidendo di “raccontarsi” al meglio, all’interno di questo spazio e attraverso le sue vetrine. Data la “fertilità” del contesto milanese, è probabile che questo possa accadere.

E questo introduce la quarta domanda. Immaginiamo che la scelta di Milano non sia stata casuale, come sede di questo laboratorio. Credi che questa città abbia le carte in regola per poter diventare una delle Capitali europee dell’innovazione? Quali sono i suoi punti di forza?
Qual è la forza di Milano? La forza di Milano sta nel dare migliaia di mq di spazi pubblici non al palazzinaro di turno, ma a cordate di soggetti in grado di costruire innovazione sociale nel territorio.Una città che vuole vantarsi di essere una capitale europea dell’innovazione deve essere coraggiosa nelle scelte, da questo punto di vista. Il nostro progetto ne è un esempio. Un immobile pubblico, un bando con una dotazione di 400.000 € per riqualificarlo, una selezione pubblica che premia il progetto ritenuto migliore, anche se proviene da un’università romana!L’impatto potenziale di una cosa del genere è notevole. Immaginate le università italiane “in movimento”, a portare formazione da Nord a Sud (e viceversa!). E’ una cosa che, seppur in parte, già avviene. Ma che un domani potrebbe verificarsi su larga scala.

Una considerazione finale. Il tuo ruolo ti porta a girare in continuazione l’Italia, ma le tue origini sono “fieramente” meridionali (e salentine)! Credi che, nel Mezzogiorno, le condizioni siano mature per ospitare un progetto con queste caratteristiche (di contenuto e di partenariato), o pensi che ci sia ancora tanto da lavorare, in questa direzione?
Si, non c’è dubbio! Al nostro territorio non manca nulla. Basti pensare alle nostre capacità di insistere, di non desistere, di affermarsi personalmente e professionalmente, partendo dal Sud.Io sono nato in Salento, mi sono formato a Roma e specializzato negli Stati Uniti. Ma sono assolutamente convinto che si possa fare un “controesodo dell’innovazione”. E lo si può fare creando un tessuto di connessioni su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, in cui puoi giocare un ruolo per il Salento anche non stando sempre fisicamente in Salento.Ma favorendo, nel tuo ruolo e nella tua dimensione, un sistema di relazioni tra i fenomeni locali. La stessa distanza fisica (sia essa rappresentata da qualche ora di treno o da un’ora di aereo), è solo un’alibi. Sino a questo momento c’è stata solo un’incapacità di leggere il nostro territorio in connessione con altre realtà. Faremo un servizio al Mezzogiorno d’Italia non solo restando fisicamente lì, ma anche, e soprattutto, mettendo il Mezzogiorno in connessione con il resto del Paese

Fabrizio, grazie per la tua disponibilità e per quest’ultimo messaggio, che gratifica il lavoro che proviamo a svolgere, in questa direzione, come Caratteri Mobili.
Di nulla. Anzi, quando volete, usatemi anche come ambasciatore di questo messaggio!

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