twigaIl Salento è terra sacra, chi la profana viene punito. Tempi e modalità di tale punizione cambiano secondo il caso e certamente i criteri, essendo divini, spesso non vengono capiti da tutti noi comuni mortali.

Il caso di Flavio Briatore è un clamoroso esempio. Questo anziano signore specializzato fornire tutti i servizi, spesso inutili, a ricchi annoiati o benestanti esibizionisti con seguito variopinto, è sbarcato nel Salento da conquistatore carico di saccenza e di pregiudizi del tipo: “Io so fare, voi no”!. L’ennesimo approdo in una terra appetibile, da aggiungere nelle sue colonie a colpi di milioni ed interessi economico- sociali riservati a pochi.

Mr Briatore è arrivato nel Salento con l’arroganza di chi non ha tempo da perdere, insomma gli indigeni lo dovevano pure ringraziare di tanta grazia. Arrogante ed anche paternalista senza avere però nessuna potestà nel territorio. E nessun rispetto. Se ricordiamo le sue prime interviste, con tutti i rappresentanti delle istituzioni territoriali a fianco rigorosamente ammutolite, erano tutti enormi spot anti- Salento sotto la forma di consigli paterni d’esperto imprenditore turistico. Il nostro Salento è stato presentato agli occhi del mondo intero come un territorio arretrato, di poco interesse turistico- archeologico- culturale e con inesistenti strutture ricettive degne di questo nome, peraltro con carenze evidenti nei sevizi di ospitalità e priva di professionisti del settore. Insomma il Salento per Briatore era da reinventare secondo la sua formula plastico-dubaista.

La storia relativa al sequestro della sua “twiga” ad Otranto per abusivismo edilizio è la risposta di un Salento fiero e consapevole del suo valore, delle sue potenzialità, di un Salento che vuole crescere nel rispetto della legalità e delle sue millenarie tradizioni culturali e della sua innata vocazione riguardo l’accoglienza e l’ospitalità.

Il Salento ha insegnato che la qualità dell’ospite la fa il cuore, che è dentro, e non il portafogli. Ma la storiaccia che raccontano i media in questi giorni ha avuto anche un altro effetto: ha messo a nudo tutti, politici, giornalisti, imprenditori, opinionisti… tutti! Personalmente non capisco quelli che affermano alla stampa “non posso esprimermi al merito perché non ho visto le carte”. Qui mi viene in mente il mio nonno materno Costas che in casi simili, di evidente illegalità, diceva “per me è colpevole e senza bisogno di testimoni”. Neanche io ho bisogno di testimoni, mi bastano le notizie della Procura che riportano i giornali. E mi faccio a voce alta un paio di domande: “Come mai il Comune di Otranto dà il via libera ai soci di Briatore in un’area definita agricola?”. E poi: “è semplicemente una strana coincidenza che a dirigere i lavori, abusivi, sia il fratello del sindaco di Otranto?”. Infine il fatto che il signor Briatore si sia ritirato dalla società appena comunicato il sequestro non è forse la prova che l’imprenditore piemontese era a conoscenza dell’illegalità commesse con la copertura del comune di Otranto? Se no come si spiega che dopo averci detto in tutte le arragonsalse e con tono di sfida che era tutto regolare ed il “twiga” apriva regolarmente a giugno, getta la spugna e lascia i suoi collegamenti salentini, responsabili per legge dell’affare, in un mare di guai?

Ora il signor Briatore parla contro la burocrazia asfissiante, che impedisce investimenti e progresso nel nostro Salento. Naturalmente nel suo caso non è proprio così! Anzi la burocrazia amica inizialmente lo ha privilegiato, addirittura non vedendo l’illecito… è la Procura che lo ha fermato, non la burocrazia! E questa è tutta un’altra storia. Non si può offendere la sacra terra del Salento e rimanere impuniti. Non importa se la responsabilità legale è sapientemente trasferita ad altri. Parliamo di responsabilità morale. E quella è tutta sua. L’ha meritata tutta. E gli Dei questa volta si sono pronunciati in tempi di giustizia celeste.

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