bambini cardiopaticiOggi, San Valentino, è il giorno per antonomasia dei cuori: ovunque giriamo lo sguardo possiamo trovarne vederne di ogni tipo, sostanza e colore. Proviamo a disegnarne idealmente uno anche noi ma, mentre la penna sta solcando il foglio, qualcosa accade e d’improvviso il tratto si interrompe, cambia direzione repentinamente non completando perfettamente la forma: quello che abbiamo davanti è comunque un cuore, anche se “imperfetto”. In medicina quel cuore si traduce in una malattia cronica chiamata cardiopatia congenita, che proprio il 14 Febbraio celebra la propria giornata di sensibilizzazione per conoscere e sensibilizzare sul tema l’opinione pubblica.

In Salento uno dei maggiori conoscitori della materia è il dott. Enrico Rosati, cardiologo e direttore dell'U.O.C. dell'UTIN/Neonatologia dell’Ospedale “Perrino” di Brindisi.

Come e quando si scopre una cardiopatia congenita?

Adesso sempre di più in gravidanza grazie alla diagnostica prenatale che si è molto sviluppata e ha consentito una migliore gestione neonatale soprattutto per alcune cardiopatie. Molto spesso, purtroppo, si scopre nel bambino appena nato attraverso delle manifestazioni molto eclatanti, come una cianosi o dei problemi respiratori o attraverso una visita pediatrica nelle prime settimane cardiache.

Ce ne si può accorgere in età adulta?

Può accadere soprattutto per alcune cardiopatie “minori”, la cui diagnosi può passare sotto silenzio in età pediatrica non avendo un’espressione clinica grave, per poi accorgersene da adulti delle volte anche con delle complicanze instaurate nella fase tardiva.

Ci sono dei dati sull’incidenza delle cardiopatie congenita rispetto alla popolazione nel nostro territorio ( Province Lecce Brindisi e Taranto)?

Da due anni è attivo un registro in Puglia per le malformazioni congenite, tra cui le cardiopatie, e in linea di massima i dati che emergono da questo registro attestano un caso ogni 100mila bambini che nascono, in linea con la media nazionale.

Ci sono della causa accertate sul perché un bambino nasce con un cardiopatia?

In alcuni casi si, in modo particolare quando le cause sono genetiche. Qualche altra volta ci può essere una correlazione con l’esposizione della mamma in gravidanza a fattori tossici ambientali, e questo è stato dimostrato in alcuni studi. Purtroppo però nella maggior parte dei casi le cardiopatie non conoscono una causa e un’origine precisa: scoprirle, ed offrire una prevenzione pre-concezionale alle coppie, sono le sfide per il futuro.

Quando parliamo di fattori tossi ambientali, con riferimento al nostro specifico territorio, ci sono degli studi che ne dimostrino la provenienza?

Alcuni anni fa su Brindisi facemmo uno studio insieme al CNR legato al problema, in cui si dimostrava un’aumentata incidenza nel territorio di brindisi e provincia; non abbiamo però mai potuto dimostrare l’esistenza di una correlazione tra l’esposizione a sostanze tossiche ambientali e l’incidenza di malformazioni cardiache complesse. In altri paesi, soprattutto in Asia, sono stati fatti degli studi in cui è stato visto come nelle placente di mamme che partorivano bambini con problemi cardiaci o malformativi in genere, erano presenti concentrazioni più elevate di sostanze tossiche ambientali di provenienza industriale. Nel nostro territorio correlazioni di questo tipo non ne sono state ancora fatte.

Oltre alla diagnosi precoce ci sono altri strumenti per fare prevenzione?

La prevenzione delle malformazioni cardiache riflette quella di tutte le malformazioni congenite in generale per cui è bene guardare con attenzione tutti i fattori di tipo ambientale, alimentare e la somministrazione di acido folico in gravidanza. Un dato importante per le cardiopatie congenite è la familiarità: nelle famiglie dove esistono nei parenti di primo grado la diagnostica prenatale diventa obbligatoria. Infine, tutto quello che concretamente si può fare è sviluppare la diagnostica prenatale attraverso lo screening ostetrico e attraverso il controllo della saturazione a tutti i bambini prima che lascino il nido, in modo da individuare eventuali cardiopatie silenti che possono sfuggire all’occhio o all’orecchio umano.

Quali sono gli strumenti con cui la medicina odierna può curare una cardiopatia? Sempre se si può poi curare del tutto una cardiopatia.

Nella maggior parte dei casi si può curare. Questo settore ha avuto uno sviluppo negli ultimi anni come pochi altri: negli anni 70 il 90% dei bambini che subiva un intervento cardiochirugico moriva, adesso le percentuali si sono invertite. Purtroppo per alcune cardiopatie non esiste la possibilità di una cura radicale, però si stanno sviluppando e studiando nuove tecniche per cui credo che nel prossimo futuro avremo anche da questo punto di vista risultati importanti.

Quali le conseguenze sociali, familiari, psicologiche o professionali dopo la scoperta della cardiopatia?

Come sempre quando in una famiglia arriva una malattia cronica le ricadute sono inevitabili, ancor più quando il problema si scopre in maniera inaspettata dopo la nascita. Come medico la sensazione è quella di fornire un sostegno alle famiglie non soltanto da un punto di vista medico e scientifico ma improvvisarsi anche un po’ psicologi o, per meglio dire, padri di famiglia per affrontare dei passi che sono lunghi. Nelle forme più gravi molto spesso è un tunnel dal quale si viene fuori i primi anni di vita, ed è una prova dura per le famiglie che ha delle inevitabili ricadute. In questi casi quindi è estremamente necessario non far perdere mai loro un sostegno e la speranza che ci possa essere sempre qualcosa di nuovo grazie ai progressi della scienza. Noi medici diventiamo anche papà di famiglia e, in questo senso si vengono a creare dei rapporti negli anni con i pazienti che vanno al di là dell’aspetto tecnico.
Innamorarsi dei "cuori imperfetti" in questo giorno e per tutto l'anno: un augurio, una sfida e una promessa.

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